Maledetti codici, di questo
passo mi ci vorranno settimane prima di finire....
Stavo facendo questi pensieri quando alzai gli occhi verso
la porta e vidi un uomo.
Se ne stava immobile, nascosto nella penombra, con degli strani
oggetti in mano e un cappellino che gli copriva il viso.
“Siamo chiusi” dissi cercando di nascondere il tremore della mia voce,
dato che il mio inconscio mi suggeriva che non era un cliente fuori orario.
“Lo so” rispose con voce bassa e roca, sorridendomi.
“Se ha bisogno di qualcosa… può venire domani… apriamo alle nove…”
provai a dire alzandomi lentamente per avvicinarmi al cellulare sul bancone. Il
tempo di voltare lo sguardo alla ricerca del telefono che l’intruso svanì.
Dopo alcuni secondi di smarrimento, lo seguii
fuori dalla bottega e lo cercai, ma non c'era
nessuno.
Ancora scossa dall'accaduto tornai dentro e, con mani tremanti,
presi la mia roba, chiusi tutto e fuggii anch’io dal negozio.
Passò una settimana da quella sera.
Non dissi a nessuno della strana visita e ogni sera mi fermai fino a
tardi… sia per finire i miei amati codici,
sia per assicurarmi che l’intruso non tornasse… o tornasse…
Anche se cercai di tenere la mente occupata con i codici, i clienti e
il lavoro… il sorriso dell’intruso continuò a popolare i miei pensieri.
Un sorriso malizioso, dolce, sexy…
Mi serviva urgentemente una vacanza … non era da me
fare certi pensieri su un uomo che nemmeno conoscevo e non avevo nemmeno visto
in volto… oltre al fatto che forse me lo ero sognato… anche se, da quella sera,
non avevo più provato quella sensazione di solitudine che mi aveva accompagnata
le prime sere di straordinario… mi sentivo protetta, osservata… in compagnia…
Era ormai notte quando decisi che era ora di chiudere e tornare a
casa.
Mentre stavo prendendo i miei effetti personali dal bancone mi
sentii abbracciare da dietro. Un sensuale profumo di sandalo mi avvolse
insieme a due forti braccia. D’istinto cercai di allontanarmi, ma l’uomo
strinse la presa con gentilezza e, soffiandomi sul collo, disse “Non voglio
farti del male.”
Smisi di muovermi, inebriata dal suo profumo e dalla sua voce… avevo
proprio bisogno di ferie… “Volevo solo sapere se eri una fata…”
Mi sfiorò il collo con la punta del naso, inspirando il mio profumo
“Sì… lo sei sicuramente…” mormorò roco prima di liberarmi e svanire nuovamente.
Ringhiai arrabbiata, sia con me stessa per non aver reagito contro l’intruso
che si era permesso di abbracciarmi, sia contro di lui perché era di nuovo
fuggito.
***
Mentre stavo sistemando gli
ultimi arrivi
sullo scaffale dietro al bancone, sentii la porta
del negozio aprirsi ed un senso di déjà-vu invadermi. Con un’esitazione che non
riuscivo a spiegarmi, mi voltai lentamente e rimasi senza fiato nel vedere
un uomo bellissimo. Era alto, slanciato, con un corpo tonico fasciato
divinamente da un vestito di alta sartoria. I capelli erano ribelli e
biondo-ramati come la barba… non troppo lunga, ma che evidenziava in modo
tremendamente sexy la mandibola squadrata da vero uomo, peccato che gli
coprisse leggermente le labbra. Gli occhi erano di un intenso color verde e
sembrava che riuscissero a leggermi nell’anima…
Il telefono del negozio squillò, facendomi tornare coi piedi per
terra e ricordandomi che ero una commessa e dovevo essere professionale.
“Mi scusi” gli dissi prendendo il ricevitore.
“Faccia con comodo, Isabella” mi voltai di scatto per capire chi
fosse. Tutti mi chiamavano Signorina Swan, nessuno mi conosceva per nome, credo
nemmeno i miei amici, che mi chiamavo Bella. Ma non c'era più, e al suo posto
faceva bella mostra un mazzo di rose rosse ed
un biglietto che riportava una frase “ La prima volta che ti ho guardato negli
occhi, ho capito che avevo voglia di te” E fu così che io, Bella Swan, la donna
che reputava gli uomini solo un’inutile perdita di tempo ed energie, si ritrovò
a fantasticare su due uomini… e per di più nel periodo di codifica e chiusura
dell’anno, il periodo in cui tutte le sinapsi dovevano essere concentrate sul
lavoro e non in inutili pensieri romantici!
Le mie giornate, a dispetto di quello che mi suggeriva il senso del
dovere oltre che il buon senso, furono intervallate dal giorno, in cui
attendevo una nuova visita da parte dell’affascinante uomo dei fiori, e dalle
notti, in cui attendevo il misterioso intruso.
Ed ovviamente, i giorni passarono senza più nessuna visita da parte di
entrambi, ma con la costante compagnia dei codici maledetti.
Il sabato arrivò e con lui la promessa di una domenica dedita al relax
assoluto, lontano da numeri, merci, e speranze di incontrare qualcuno.
Stavo preparando la merce che avrei codificato il lunedì, quando
l’intruso mi abbracciò senza darmi la possibilità di voltarmi. Mi intrappolò le
mani tra le sue e mi strinse a sé facendomi appoggiare al suo
petto. Inspirò il mio profumo solleticandomi il collo con la punta del
naso.
“Anche se non mi hai risposto l’altra sera, sono certo che tu sia una
fata” Disse soffiandomi nell’orecchio e facendomi fremere. Cercai di voltarmi
per guardarlo, ma lui strinse maggiormente la presa.
“Sono solo una commessa… se avessi la magia…”
“…Avresti codificato tutto con un colpo di bacchetta” finì per me
leggendomi nel pensiero, ed io annuii sorridendo.
“Perché sei qui? Cosa stai cercando?”
“Te”. Mi rispose sicuro mordendomi delicatamente il lobo
dell’orecchio “O che annulli l’incantesimo…” e prima che potessi rispondergli
si volatilizzò.
Mi abbracciai per allontanare quello strano senso di vuoto mentre
osservavo la porta ancora aperta.
***
Incominciai la settimana con la testa tra le nuvole e le occhiaie che
nemmeno il miglior phard era riuscito a nascondere. La voce, le parole, il
profumo dell’intruso avevano trasformato il mio week end di relax, in due
giorni all’insegna di sogni erotici e mille domande senza risposta.
Il lavoro, però, mi aiutò. Pensare a come sistemare i nuovi arrivi in
vetrina, segnalare al tecnico gli errori del programma della codifica,
soddisfare le esigenze dei clienti, mi allontanarono dalle fantasie sull’intruso.
E proprio mentre stavo complimentandomi con me stessa per essere
tornata la solita Bella, concentrata sul lavoro e non su strani pensieri verso
uomini misteriosi… il cliente con lo sguardo magnetico, la barba sexy e… avete
capito… entrò nel negozio con il suo passo sicuro da uomo d’affari quale
sicuramente era … e ogni mio proposito di non pensare si sgretolò miseramente.
“Buongiorno.” Salutò cortese “Vorrei acquistare uno smartphone”
“Aveva in mente qualcosa in particolare?” gli chiesi avvicinandomi
alla vetrina nel quale erano esposti.
“Grande, moderno, antiurto e senza mele mangiate” rispose facendomi
l’occhiolino.
“Ci sono diversi modelli… android… windows Phone… a quale sistema operativo
è abituato?”
Lui estrasse un’anticaglia facendomi scoppiare a ridere.
“Veramente?” gli chiesi allungando la mano per vedere il pezzo da
museo.
“Non ha internet… è più sicuro” rispose mettendo il broncio ed io
smisi di ridere coprendomi la bocca. “Però ha ragione… non si addice al mio
look” e sciabolando le sopracciglia scoppiò a ridere ed io con lui, trascinata
dalla sua risata sincera e sublime.
“Sono Edward Cullen” si presentò tornando serio e porgendomi la mano.
“Isabella Swan, ma mi chiami Bella” risposi stringendogli la mano. Una
strana scossa mi attraversò, mentre la mia mente volò a sabato sera, al momento
in cui l’intruso mi prese la mano.
“Qualcosa non va?” mi chiese preoccupato ed io negai vistosamente, tornando
nel ruolo di commessa e iniziando a sciorinare le caratteristiche del modello
di smartphone più esclusivo che avessi in negozio… e fui brava perché lo
convinsi!
***
Dopo anni passati a credere che le mie emozioni fossero state
distrutte da quel bastardo del mio ex marito, che mi aveva abbandonata senza
una parola, ma con la sola lettera del notaio che mi intestava l’intero negozio
con i rispettivi debiti, mi ritrovavo di nuovo a sognare ad occhi aperti
pensando al signor Cullen e al misterioso intruso...
Cercavo in ogni modo di rimanere fedele alla promessa di non farmi più
prendere in giro dagli uomini, ma il presentarsi continuo del signor Cullen per
farsi spiegare le funzioni del cellulare, e le improvvise apparizioni
dell’intruso che mi sussurrava frasi da film prima di svanire… non era quello di
cui avevo bisogno.
“Ma perché ti fai tutti questi problemi?” mi chiese Alice passandomi
l’enorme vaschetta di gelato e sedendosi sul divano nel quale ero sprofondata
“Hai due uomini affascinanti che ti corteggiano… e da quello che ho capito, il
signor Cullen non risolverebbe solo il tuo problema di essere una trentenne
single, ma anche tutti i debiti che il bastardo ti ha lasciato!”
“Ma cosa dici?” strillai scandalizzata. “Non posso stare con un uomo solo
perché potrebbe risolvere i miei problemi finanziari!”
“E allora stai con l’intruso… ci organizziamo e lo bracchiamo nel tuo
negozio. Lo obblighiamo a farsi vedere e gli dici ciò che provi!”
“Certo!” sbuffai con una smorfia “Quello è come il vento… non è facile
braccarlo…”
Alice sospirò sprofondando anche lei nel divano “Quando vorrei avere
anch’io uno spasimante misterioso… le fortune capitano proprio tutte a te” e
con quelle parole diede il via ad una guerra di cuscini. Non era molto maturo,
ma non importava. Una Bella che credevo di aver
sepolto anni fa si stava risvegliando e, anche se la situazione consigliava di
mantenere un atteggiamento maturo e responsabile, mi lasciai andare e risi fino
alle lacrime.
***
“Non dovresti essere qui”
“Nemmeno tu” gli risposi cercando di abituare gli occhi al buio che
ormai preannunciava la sua comparsa.
“Sembri nervosa…” mi disse mentre sentivo dai suoi passi che si stava
avvicinando.
Non risposi, ma aveva ragione.
La serata all’insegna dell’adolescenza con Alice mi aveva svuotata,
non mi aveva rigenerata come immaginavo. Aveva riportato a galla un’allegria
che non potevo più permettermi, una spensieratezza che non potevo concedermi.
Ero vicino alla meta. Ancora poche rate e il negozio sarebbe andato in positivo
e finalmente la mia vita avrebbe potuto rallentare.
Iniziò a massaggiarmi le spalle e dopo pochi secondi cedetti a quel
tocco magico e rilassai la testa in avanti.
“Sei tesa. Non ti fa bene fare questi orari… dovresti riposarti…”
“E tu devi smetterla di apparire e svanire in un batter di ciglia”
“Sono qui…”
“Perché?”
“Perché non riesco a starti lontano…”
"Ma se neanche mi conosci..."
"Possiamo sempre rimediare... sono nato a Chicago e tu?"
"Lo sai che non mi riferisco a questo e poi, se qualcuno qui deve
fare domande, quella sono io, ma ogni volta che ti chiedo qualcosa tu sparisci"
affermai sbuffando.
A quelle parole si allontanò. Rimasi in silenzio cercando di capire se
ci fosse ancora, ma non sentendo rumori pensai di essere rimasta sola e,
delusa, decisi di andarmene. Presi la borsa e mi diressi alla porta, ma appena la
aprii lui mi fermò prendendomi per il polso.
"Ho trentacinque anni. Una vita particolare che se vuoi posso
raccontarti... ti prego non andartene" chiusi la porta e con un sorriso
soddisfatto mi voltai tornando a sedermi.
Iniziò a raccontarmi della sua infanzia, dell’orfanotrofio, dei suoi
migliori amici… del suo passato, del suo presente e di ciò che vorrebbe dal
futuro…
“Voglio vederti…” dissi spezzando il silenzio che era calato tra noi.
“Non posso”
“Perché? Sei sfigurato? Hai qualche cosa di orribile sul volto e temi
io possa scappare appena ti vedrò?”
“No. Ho paura che tu scapperai appena l’alone di mistero che mi
circonda svanirà”
“Allora vattene” urlai spintonandolo “Vattene e non tornare!” iniziai
a piangere continuando a spingerlo verso la porta “Sei solo un vile! Un uomo
che si nasconde dietro il buio… un uomo che continua a illudermi con le sue
parole dolci, i suoi modi gentili… ma che non ha il coraggio di dirmi nulla
guardandomi negli occhi. VATTENE!”
Ma lui fece esattamente il contrario. Mi strinse e sé e mi baciò.
All’inizio fu una carezza, le nostre labbra si assaggiarono bagnate dalle mie
lacrime, e man mano il bacio si fece più intenso. Mi strinse maggiormente a sé
ed io mi sentii al sicuro. La sua lingua cercò la mia e danzarono insieme in un
ballo sensuale, delicato… tutta la rabbia, la paura, il dolore, si dissolse
piano piano, lasciando spazio a quella dolce e calda sensazione di essere
amata, di non essere più sola.
Ci baciammo per un tempo infinito e mi lasciai travolgere da quelle
sensazioni che non avevo mai provato. Il suo profumo mi avvolgeva, come le sue
braccia. Mentre le sue labbra mi accarezzavano come le sue mani. Tutto intorno a
me era svanito lasciando il posto solo all’intruso e alle emozioni che mi stava
donando.
“Fatti vedere…” mormorai accarezzandogli il viso con entrambe le mani.
“Non sono ancora pronto…” e come per magia si volatilizzò. Mi sfiorai
le labbra arrossate dai suoi baci e dalla sua barba… ero di nuovo sola…
***
Non mi fermai più oltre l’orario di lavoro. Assunsi Alice come
commessa e le affidai il signor Cullen. Io mi rinchiusi nel mio ufficio e
cercai di tornare la Bella che sapevo gestire. Nessun uomo, nessun mistero…
solo numeri, rate da pagare e fornitori dai quali spuntare il miglior prezzo.
Lavoro. Lavoro. Lavoro. Ecco quale era la mia medicina e la mia vera
vita.
Il leggero bussare alla mia porta mi distolse dai conti.
“Avanti” dissi continuando a riportare i dati sul registro.
“Disturbo?” la voce del signor Cullen mi bloccò a metà numero. Alzai
il viso con il mio miglior sorriso e incrociai le dita posando la penna.
“Mi dica signor Cullen. Ci sono problemi con l’acquisto?”
“Assolutamente no, signorina Swan. La signorina Brandon è veramente
brava come commessa e insegnante”
“E allora cosa desidera?” chiesi spazientita.
“Vorrei sapere se ho fatto qualcosa di sbagliato. Se l’ho offesa in
qualche modo.” Mi chiese lasciandomi di stucco e facendomi rendere conto che
non avevo motivo di essere così fredda con lui. Scossi il capo sorridendo di me
stessa… professionale un corno… me la stavo prendendo con il signor Cullen per
qualcosa fatto da un altro.
“Le chiedo scusa.” Risposi alzandomi e avvicinandomi “È un periodo difficile
e non mi sono resa conto di essere stata scortese con lei”
“Mi dispiace. Posso esserle d’aiuto?” si propose ed io scossi il capo.
“Fa il commercialista? O fa miracoli?” gli chiesi e lui negò
sorridendo.
“Mi dispiace. Non lo sono… e non faccio miracoli” alzò le mani in
segno di scuse. “Ma so come migliorare una giornata storta”
“E molte giornate storte?”
“Anche quelle!” rispose sicuro offrendomi il braccio, ma io non
accettai.
“Mi dispiace. Ma devo finire del lavoro…” mi giustificai indicando con
il capo la scrivania invasa da fogli e registri “sarà per la prossima volta…”
“Questa sera a cena?” mi chiese speranzoso ed io negai.
Guardai il calendario “Meglio nell’anno nuovo” risposi scoppiando a
ridere e lui mi seguì.
“Detto così sembra un’eternità”
“Ma sono solo tre giorni… i più difficili dell’anno”
“Capisco…” rispose porgendomi la mano “Non prenda impegni il primo
dell’anno… perché la porterò a cena”
“Dopo il cenone di capodanno e una notte brava?” gli feci notare
alzando un sopracciglio.
“Se vuole… possiamo anticipare a Capodanno. Dei miei amici terranno
una festa in una villa poco fuori città…”
“Non saprei…”
“Capito.” e se ne andò senza aggiungere altro.
Il tempo di terminare i conti che il signor Cullen entrò con una busta
in mano “Dato che non vuole collaborare… ho dovuto prendere l’iniziativa e non
attendere l’anno nuovo” si avvicinò alla scrivania, spostò con attenzione i
fogli e vi posizionò il cibo cinese che riempì la stanza dell’odore di fritto.
Adoravo il cinese e da quello che potevo annusare… il signor Cullen aveva
portato il pollo in salsa agrodolce e il riso alla cantonese… i miei piatti
preferiti. Mangiammo parlando della chiusura dell’anno, dei conti da far
quadrare, delle liste da consegnare al commercialista e di tutta la burocrazia
che rende il lavoro che adoriamo il nostro peggior incubo.
“Chiamami Edward. Signor Cullen mi sa di vecchio.”
“Ok, Edward. Quindi tu… segui e dirigi tutte queste cose anche se hai
una segretaria che lo fa per te?” gli chiesi incredula con la bocca ancora
piena di pollo e lui annuì soddisfatto.
“Non voglio che siano sprecati gli anni di università! E poi si sa: se
le cose le vuoi fatte bene, fattele da solo!” e mi strizzò l’occhio rubandomi
un pezzo di pollo.
“Se avessi qualcuno che facesse queste cose per me… io mi fiderei…
odio i numeri e tutta questa burocrazia”
“Allora dovevi assumere una segretaria e non una commessa”
“Touché” risposi abbassando il viso “Ma è un periodo che non sono
molto socievole” ammisi ricominciando a mangiare.
“Non si direbbe” esclamò sorridendomi e accarezzandosi la barba “È
stato il pranzo con la compagnia più piacevole che avessi mai avuto”
“Una piacevole sorpresa anche per me” ammisi.
Ci guardammo negli occhi e qualcosa scattò… ma la suoneria del suo
cellulare spezzò qualsiasi cosa stesse succedendo tra di noi.
Mormorò qualcosa con un tono minaccioso in una lingua sconosciuta e chiuse
la chiamata, tornando dolce e gentile.
“Scusami, ma c’è stato un imprevisto sul lavoro. Devo andare”
E, come se fosse rincorso dal peggiore dei diavoli, uscì dal mio
ufficio e io mi lasciai ricadere con la testa sul tavolo.
***
Le cose strambe non finirono con quel pranzo. Il giorno dopo trovai
tutti i registri sistemati e la lista del magazzino finale, da consegnare al
commercialista, precisa e senza errori.
Chiesi a Alice se ne sapesse qualcosa, ma ovviamente lei rimase più
stupita di me. Ritornai nell’ufficio e quando chiusi la porta un sorriso mi
attraversò il viso.
Una rosa con un biglietto era appesa alla porta.
“È l’unico modo che conosco per farmi perdonare.”
L’unico modo che esiste è quello
che tu ti faccia vedere in faccia… che mi dica chi sei… perché sei entrato nel
mio negozio! Pensai prendendo il biglietto per strapparlo e cestinarlo, ma
appena lo ebbi in mano, non ce la feci, e lo posai sulla scrivania vicino al
vasetto con acqua in cui misi la rosa.
“Ha deciso cosa farà a capodanno?” mi chiese Edward facendo capolino
nel mio ufficio.
“Credevo avessimo deciso di darci del tu” puntualizzai sorridendo.
“Hai deciso?” mi chiese entrando completamente nella stanza. Titubai e
lui rispose per me “Alice sta continuando a saltellare per la stanza… lei è dei
nostri… ti unisci?”
Annuii sapendo che non potevo combattere anche contro Alice.
Così il mio capodanno era organizzato… e per la prima volta lo potevo
festeggiare senza guardare costantemente l’ora per paura di non svegliarmi il
giorno dopo per finire i registri e la chiusura dell’anno. Dovevo però chiudere
definitivamente qualcosa che forse non era neppure iniziata se non solo nella
mia testa… e nel mio cuore.
***
Ed ora sono qui, in negozio. La sera di capodanno. Fasciata in un
vestito rosso luccicante che non mi fa sentire assolutamente a mio agio, ma che
Alice afferma starmi d’incanto.
Passeggio nervosa sui tacchi alti e attendo... al buio.
Guardo l’ora sul cellulare e sbuffo pensando che sono sempre la stessa
idiota di dieci anni fa. Sono qui, in attesa di un uomo del quale non conosco
né nome né aspetto… ma che mi ha fatto battere nuovamente il cuore.
Sono qui per dirgli addio. Per chiudere questa parentesi della mia
vita e poter ricominciarne una nuova con l’anno che tra poche ore arriverà.
Forse mi sto illudendo, ma voglio dare fiducia al nuovo anno, a
Edward, a me stessa…
Due braccia che riconoscerei ovunque mi abbracciano ed io mi rilasso
nella loro presa.
“Sapevo di trovarti qui” sussurra con voce roca ed io mi volto tra le
sue braccia.
“Volevo ringraziarti per… per tutto…” mormoro chiudendo gli occhi per
assaporare il suo profumo e il suo sospiro che mi accarezza il viso.
“Credevo non mi volessi più vedere…” inizia a baciarmi sul collo
facendo vacillare la mia decisione, ma sorrido alla sua frase.
“Il mio desiderio è sempre stato quello di vederti” gli faccio notare
allontanandolo leggermente “Ma tu non vuoi avverarlo ed io non voglio
continuare questo gioco”
“Il tuo corpo mi sta dicendo l’opposto” sussurra stringendomi a lui e
ricominciando a baciarmi, ma io gli fermo il viso prendendolo tra le mani.
“Sono qui per dirti addio.” Esclamo in un fiato e lui lo trattiene “Mi
dispiace, ma non voglio continuare così… ho conosciuto un uomo…”
“Sicura di conoscerlo?” mi chiede duro ed io mi allontano.
“Conosco il suo viso…”
“E basta un bel viso per farti innamorare?” mi chiede allontanandosi
completamente da me.
“No!” rispondo risentita “Non sono innamorata di lui…” ammetto
abbassando il capo “Ma ci voglio provare…”
Scoppia a ridere, ma di una risata isterica.
“Mi piacciono il suo modo di fare, le sue idee, il suo modo di porsi…
è affascinante, gentile, premuroso…”
“Che lavoro fa?” mi chiede stroncando i miei elogi verso Edward.
“Non lo so”
“Quanti anni ha?”
“Non lo so”
“Ha famiglia? Amici?”
“Non lo so”
Scoppia di nuovo a ridere “E allora perché hai scelto lui?”
“Perché non si nasconde!” esclamo in difesa dell’uomo migliore che abbia
mai conosciuto.
“Che lavoro faccio?”
“Il ladro?” chiedo sapendo che è la verità, ma è difficile dirlo ad
alta voce.
“Quanti anni ho?”
“Trentacinque”
“Ho famiglia?”
“No”
“Amici?”
“Solo Jasper ed Emmett…” rispondo ripensando ai lunghi discorsi che
abbiamo fatto al buio.
“E dici di conoscere di più lui di me… solo perché conosci il suo
volto?” mi chiede arrabbiato ed io annuisco ben consapevole che non può
vedermi.
“Quindi sei come tutte le altre… segui gli occhi invece del cuore”
“Mi proteggo il cuore… perché ha già troppe ferite non ancora
rimarginate per poter essere ancora ferito!” urlo cercandolo nel buio per
spintonarlo.
“E questo signore con il volto… non ti ferirà…”
“Lo spero” rispondo esausta e sentendo le lacrime che mi rigano il
viso.
“E se fosse un ladro come me? Se fosse un poco di buono che ruba per
vivere?”
“Non mi importa” mormoro asciugandomi il viso. “Non mi importa”
ribadisco alzando leggermente la voce pensando che non mi abbia sentito.
“Non ti importa?” mi chiede stupito ed avvicinandosi.
“Non mi importa… avrà un motivo per farlo… non è un uomo cattivo… è
buono, gentile… e mi fa stare bene… se solo non ci fossi tu… mi sarei
innamorata di lui… se solo non ci fossi tu”
“Ma non mi hai mai visto in viso”
“Sei entrato qui dentro per rubare… e ci sei riuscito”
“Non ho mai preso nulla…” si difende ed io sorrido.
“Il mio cuore… lo hai preso… e ti chiedo di restituirmelo…”
Non risponde ma si avvicina in un lampo e mi bacia con passione. Le
nostre lacrime si mescolano mentre le nostre labbra si uniscono in un bacio che
mi trascina in un turbinio di emozioni. Mi lascio travolgere completamente. I
fuochi d’artificio scoppiano nella mia mente, mentre il mio corpo si stringe al
suo e brama un contatto maggiore. Le sue braccia mi avvolgono togliendomi il
fiato, ma non importa, perché ci sono le sue labbra a restituirmelo. Piango
mentre per l’ultima volta bacio lo sconosciuto che mi ha fatto conoscere il
vero amore, l’uomo che mi ha fatto capire l’errore che avevo fatto con mio
marito. Non avevo mai provato una cosa simile con lui. Non c’era la chimica che
unisce me e l’intruso… non c’era il senso di pace che ho provato stando con
questo sconosciuto… non c’era amore… e tutto è finito…
Mi allontano leggermente consapevole che non è la scelta giusta… e che
Edward non sarà l’uomo con il quale proverò ad avere una relazione sperando
nella buona sorte. L’intruso me lo ha fatto capire…
“Voglio vedere il tuo viso…” mormoro sperando che voglia darci una
possibilità.
“Non è più importante…”
“Ed invece sì!” urlo stringendo tra le mani la cravatta che indossa
per paura che svanisca di nuovo.
“Non lo è… fidati di me…” mi accarezza il viso con il dorso della mano
e mi asciuga le lacrime baciandone il percorso. “Ti amo, Bella” e in un secondo
mi ritrovo sola, al buio e consapevole che il ladro non mi restituirà mai più
il maltolto.
***
Arrivo alla festa di Edward con la miglior maschera di felicità che
riesco ad indossare. Saluto tutti gli invitati e sorrido come se fosse la
serata più bella della mia vita.
Cerco Alice e la trovo sul divanetto intenta a chiacchierare con un
ragazzo biondo, alto, dai lineamenti inglesi e un sorriso gentile. Sono così
assorti dal loro discorso che non notano il mio arrivo ed io sorrido nel notare
gli occhi innamorati della mia miglior amica.
“Oh! Bella! Sei arrivata!! Vieni! Ti presento, Jasper… Jasper, lei è
Bella, la mia coinquilina, nonché capo!” il ragazzo si alza e mi saluta con un
baciamano.
“Jasper?” chiedo confusa. È un nome particolare… possibile che ne
esistano due?
“Sì, Jasper Withlock. A sua disposizione” si presenta facendo un
inchino.
Lo guardo cercando di convincermi che è solo un caso, mentre Alice mi
trascina verso un gruppo di ragazzi che ridono sguaiatamente intorno ad un
tavolo. Stanno giocando al gioco della bottiglia e un omone grande e grosso con
i capelli corvini e occhi azzurri, incrocia le dita ripetendo il nome “Rose,
Rose, Rose” e credo si riferisca alla modella bionda che gli è di fronte e lo
sta mangiando con gli occhi.
“ROSE” esulta fiondandosi sulla ragazza e baciandola con passione,
dimenticandosi della gente che lo circonda incitandolo.
Jasper scuote il capo “Emmett è fortunato! Rose è una tipa gelosa… se
usciva qualche altra ragazza avrebbe passato il capodanno al pronto soccorso”
“Emmett?” chiedo guardando i due innamorati focosi che si baciano
senza ritegno.
“Il ragazzone che sta baciando la bionda” mi spiega Jasper ed io
inizio ad unire i puntini…
“Edward?” chiedo iniziando a cercarlo con lo sguardo.
Jasper si stringe nelle spalle e mi passa un drink. “Doveva risolvere
qualcosa… eccolo!” e mi volta verso la porta d’entrata.
Edward fa la sua entrata con il suo classico passo deciso ed il suo
sorriso sensuale. È bellissimo non nascosto dalla barba… e un altro sorriso mi
si affaccia tra i ricordi.
Scuoto il capo sicura che siano solo combinazioni e ammonisco il mio
inconscio ricordandogli che è capodanno e che i patti erano quelli di stare
zitto e muto.
Edward mi scorge e mi sorride avvicinandosi. Si sistema la cravatta e
sembra in soggezione.
Il ricordo della cravatta che stringevo tra le mani pochi minuti prima
mi fa stringere i pugni e spezza ogni barriera che il mio cervello cercava di
costruire per non farmi capire la verità. Lo guardo mentre gli occhi iniziano a
pizzicarmi e, quando è a pochi passi da me, fuggo spintonandolo e scoppiando in
lacrime.
Purtroppo non faccio molti metri. Un tacco mi si spezza ed io mi
ritrovo a terra. Singhiozzante, con una scarpa rotta ed il cuore a pezzi.
Delle braccia che riconoscerei soprattutto al buio mi abbracciano e mi
stringono.
“Perché?” chiedo tra un singhiozzo e l’altro.
“Perché avevo paura” mormora stringendomi più forte e prendendomi in
braccio.
“Lasciami” gli chiedo iniziando a tirargli pugni sul petto, ma lui
continua a camminare verso il retro della casa, incurante dei miei pugni e
delle mie richieste. Provo a ribellarmi, ma sono esausta, stufa, stanca… e
consapevole che non l’avrò vinta, mi lascio portare come una bambola appoggiando
sconfitta il viso nell’incavo della sua spalla.
Mi posa su una sdraio e si siede accanto a me prendendomi le mani
nelle sue.
“Non sono un ladro… non di mestiere… ma quella sera… sono entrato nel
tuo negozio per rubare.” Ammette iniziando a disegnare cerchi immaginari sul
dorso della mia mano. “Il tuo ex marito mi doveva molti soldi… sono anni che lo
cerco… e quando ho saputo che il negozio era ancora aperto… ho deciso di
risarcirmi prendendo qualcosa da lì…” trattengo il fiato alla sua ammissione e
lui si affretta a spiegare “Non sapevo che il negozio fosse tuo… credevo fosse
suo…”
“Lui è fuggito con tutto ciò che valeva, lasciandomi solo debiti…”
mormoro tenendo il viso basso, ma lui me lo fa alzare posandomi un dito sotto
il mento.
“L’ho scoperto quella sera… e ho desistito” mi sorride, ma di un
sorriso che non gli arriva agli occhi.
“Perché non ti sei mai fatto vedere in viso?”
“Perché volevo conoscerti… volevo che ti innamorassi della parte buona
di me… non di…”
“…Del mistero che ti circondava” finisco per lui e lui annuisce.
“Ma sei venuto in negozio… ti sei presentato…” gli faccio notare e lui
annuisce.
“Ma era più facile per me parlarti al buio…”
“Non capisco…”
“Ho avuto una vita particolare. Non sono fiero del mio passato… e a
volte nemmeno del mio presente… ma al buio potevo dirti tutto… potevo essere me
stesso…”
“Mi sono innamorata di te per quei discorsi… non per l’alone di
mistero” lui sgrana gli occhi ed io gli prendo il viso tra le mani “Mi hai
fatto riflettere stasera ed avevi ragione… non ti conoscevo come Edward.
Conoscevo il tuo viso… anche se mi hai nascosto il tuo sorriso” scherzo
sfiorandogli le labbra con il pollice.
“Era l’unica parte che avevi visto di me” si difende ed io annuisco
ripensando al sorriso di quella sera.
“Ma non ti conoscevo… sentivo che mi nascondevi qualcosa… forse non me
ne accorgevo, ma il mio inconscio continuava a spingermi verso lo sconosciuto,
perché effettivamente lo conoscevo di più… mi ha fatto innamorare, mi ha fatto
compagnia nei momenti peggiori, mi ha ascoltata, si è confidato... ed il buio
ha permesso alle emozioni di uscire senza timore… anche io avevo bisogno del
buio”
“Avevamo bisogno entrambi del buio… ed allora perché volevi chiudere
con me… con l’intruso?”
“Perché non sono una vampira e non vivo di notte… ho superato i
trent’anni… e voglio una vita vissuta alla luce del sole…”
“A costo di stare con un uomo che non ami?”
“Non riuscivo ad amare Edward, perché il mio cuore era tuo” gli
accarezzo il viso e lo guardo negli occhi per fargli capire che c’è un senso
dietro le mie parole insensate.
“Ripetilo” mormora con la voce roca e guardandomi le labbra.
“Ti amo” sussurro e lui si avventa su di me baciandomi con trasporto.
Mi fa coricare sulla sdraio e ci baciamo dimenticandoci della festa, della
gente che festeggia il capodanno… dello scoccare della mezzanotte e dei fuochi
d’artificio che illuminano il cielo mentre nel resto del giardino vengono
spente le luci.
“Mi chiamo Edward Cullen, sono un ex ladro di trentacinque anni, sono
orfano, ho come amici Jasper e Emmett, vivo gestendo un’azienda di import
export che abbiamo creato io e i miei amici… sono più a mio agio nel buio… ti
ho vista per la prima volta la sera che sono entrato nel tuo negozio con
cattivi propositi. I tuoi occhi, le tue labbra, il tuo viso… tutto di te mi ha
spinto a tornare… ogni sera… a osservati mentre ti arrovellavi con codici e
merci… il momento preferito della giornata erano le notti che passavamo a
parlare di noi… ma non bastava più… volevo poterti guardare, rivedere i tuoi
occhi da vicino, le tue labbra, il tuo viso, la tua pelle… e così sono entrato
in scena… rovinando forse tutto…”
“Ti amo, Edward”
“Ti amo, Bella”
FINE!

Ma allora!!! Anche io passo le serate a codificare la merce, ma un ladro così sexy non è mai entrato! UFFA! Devi chiedere a Bella quale è il suo segreto!!! Mi è piaciuta tantissimo bravissima!!
RispondiEliminaSplendida storia, davvero ben concepita. Sei riuscita a rendere poetico e sexy un meccanismo molto conosciuto, lo stesso che spinge tanti agli incontri in chat: è più facile essere se stessi quando non ci si deve mostrare. Ma adoro il fatto che Bella si sia innamorata del vero Edward, non della versione edulcorata e ripulita, ma superficiale, che lui le ha voluto mostrare in pubblico. Il cuore le ha detto la verità e lei è stata così brava da saperla ascoltare. Da superare la paura del buio. Bravissima e grazie per questa bella storia.
RispondiEliminaGran bel lavoro. Complimenti.
RispondiEliminaStoria scritta bene, scorrevole e deliziosa. Mi piace questo doppio apparire di Edward che si trasforma lentamente grazie all'amore che impara a nutrire per Bella. La paura, a volte, ci fa comportare in maniera strana e loro, entrambi, hanno paura, anche se di cose molto diverse. Per fortuna in questo caso la paura li guida verso una scelta giusta.
Brava, e grazie per aver partecipato...
Mi piacciono il mistero di questa storia, l'attesa, l'aspettativa, il lento innamorarsi di quell'ombra che arriva di notte. E poi ci sono due Edward, il che non è affatto male!
RispondiEliminaBrava, anche questa storia mi è piaciuta molto, grazie di averla condivisa con noi.
1 punto. Brava e grazie!
RispondiEliminaChe carina! Insomma ndo cojeva, cojeva bene! Brava, bel gioco delle parti.
RispondiElimina-Sparv-
Complimenti bella storia.
RispondiEliminaRosa