lunedì 5 novembre 2018

One Hole Shot





ONE HOLE SHOT

Quella notte faceva caldo.
Molto, troppo caldo.
Un caldo innaturale, pesante, di quelli che ti opprimono il respiro e impediscono di ragionare lucidamente, avvolgendoti in spire soffocanti come quelle di un boa strisciante.
La finestra era aperta, ma non un filo d’aria soffiava nella sua direzione per darle un minimo di sollievo.
Era impensabile continuare a dormire in quelle condizioni.
Isabella scalciò con insofferenza le lenzuola fradice del suo sudore che, nonostante indossasse soltanto reggiseno e mutandine, le si erano comunque appiccicate alle gambe.
Ci vuole una doccia, pensò.
Sì. Era l’unica cosa che potesse regalarle un pizzico di frescura.
Si alzò stancamente, combattendo la pigrizia che le suggeriva di non muovere un solo dito, visto che ogni più piccolo movimento la sfibrava e la faceva sudare ancora di più.
Infilò il corridoio al buio, tanto lo conosceva perfettamente, e non si curò nemmeno di coprirsi, convinta com’era che Edward non fosse in casa. Erano le due di notte e non lo aveva sentito rientrare. Chissà cosa stava facendo quello scapestrato del suo socio! Probabile che si fosse fermato a dormire fuori, da qualche parte, magari abbracciato a una bottiglia vuota in qualche vicolo buio. O piuttosto avvinghiato a quelle ben più morbide e voluttuose di una forma femminile.
Non voleva pensare a quella che sicuramente era la verità.
Scrollò la testa, scacciando quel pensiero tremendamente molesto. Non aveva senso pensare a qualcosa che la faceva ribollire ancora di più, visto che già moriva di caldo!
Aprì la porta del bagno, si spogliò velocemente e si infilò direttamente sotto il getto freddo della doccia, ignorando la vocina della sua coscienza che le ricordava che l’acqua tiepida sarebbe stata più efficace e salutare.
Non poteva resistere un minuto di più!
Si godette il flusso di frescura liquida per diversi minuti, sentendo che l’oppressione che provava al petto finalmente scivolava via, scorrendo insieme all’acqua.
Peccato non poter rimanere qui per tutta la notte, si disse, chiudendo il rubinetto e uscendo dalla doccia.
Afferrò un asciugamano e lo avvolse intorno al suo corpo. I capelli li lasciò gocciolare sulle spalle, tanto, corti com’erano, si sarebbero asciugati presto lasciandole, nel frattempo, la sensazione di un'oasi di frescura.
L’idea di tornare nella fornace della sua stanza non le sorrideva per niente, perciò decise di ritardare il momento fatale e di scendere in cucina a bere qualcosa di fresco.
Si infilò la biancheria intima pulita in un lampo, poi si diresse verso le scale, sempre muovendosi nel buio.
Davanti alla porta della sua stanza esitò un istante. Pensandoci meglio, forse era il caso di mettersi addosso qualcosa, caso mai Edward avesse scelto proprio quel momento per rientrare.
Fece una breve incursione in un cassetto del suo comò, rovistando fino a che non trovò una camicia da notte di seta color rosa pesca che Rose le aveva regalato per il suo ultimo compleanno e che non aveva mai usato. Decisamente corta e sostenuta da spalline finissime, era fin troppo sexy e rivelatrice, per i suoi gusti, ma comunque abbastanza decente per soddisfare lo scopo, dato che quel tessuto fresco e leggero era il massimo che fosse in grado di tollerare sulla pelle con quel caldo.
Tolse il reggiseno, perché il corpetto lo sosteneva comunque benissimo, anche se lo lasciava un tantino troppo esposto. Non se ne preoccupò minimamente, cosciente com'era del fatto che, se anche per un capriccio del destino, Edward l’avesse incrociata, l’avrebbe a malapena degnata di uno sguardo. Come sempre, del resto.
Per lui, era tutto fuorché una donna, quindi non era della sua lubrica attenzione che doveva temere, quanto piuttosto la sua totale indifferenza.
Con un sospiro sofferto soffocò l’amarezza, uscì dalla camera e si avvicinò di nuovo alle scale. Resistette alla tentazione di andare a sbirciare nella stanza di Edward per verificare con i suoi occhi quello che il suo cuore già sapeva. Lui era ancora e sempre impegnato nella sua machiavellica e cervellotica impresa: la grande fuga. L’eterna e costante lotta per tenerla lontana e fuggire da lei, la povera creatura indifesa incapace di condividere la sua pericolosissima e sporca vita di giustiziere.
Che cretino!!
Prima o poi sarebbe riuscita a metterlo con le spalle al muro e dirgli ciò che veramente provava per lui. Da sempre. Da quando suo fratello Riley aveva cominciato a lavorare con lui.
Il miraggio di una bevanda rinfrescante si affacciò nuovamente e con prepotenza alla sua mente distogliendola dal suo pensare. Quindi seguì con la punta delle dita il corrimano per pura prudenza, anche se conosceva quei gradini così bene da poterli affrontare anche a occhi chiusi.
Arrivò in cucina, aprì la porta del frigo e riempì un bicchiere di tè. Lo bevve avidamente, in barba a ogni precauzione sull’ingerimento di alimenti troppo freddi: solo il diavolo poteva sentirsi a suo agio a quelle temperature!
Temporaneamente soddisfatta, posò il bicchiere nel lavello e si avviò per tornare in camera sua, decisa a tentare l’impresa impossibile di riprendere sonno.
Ma chi mai mi costringe a dormire per forza nella mia piccola stanza soffocante?, si domandò in silenzio.
C’erano almeno due posti freschi nella casa: la terrazza e il poligono di tiro.
Dormire in terrazza, sotto un tetto di stelle, la tentava parecchio. Ma la mattina dopo si sarebbe trovata sicuramente esposta agli sguardi curiosi e viscidi di qualche vicino ficcanaso armato di binocolo. Sarebbe stato troppo imbarazzante!
La scelta del poligono era molto più sensata.
Posizionato nella parte seminterrata della casa, aveva la frescura di una cantina e, se anche Edward si fosse deciso a tornare a casa, cosa di cui dubitava, non se ne sarebbe nemmeno accorto. Il poligono le offriva anche il vantaggio di essere dotato di un divano piuttosto comodo. Lo aveva piazzato lì lei stessa per dare la possibilità a Edward di riposarsi nelle pause dei suoi allenamenti. Lui aveva protestato parecchio per quella sua iniziativa, sbraitando indignato che non era un mollaccione, ma quante volte poi lo aveva beccato proprio lì a rilassarsi in beata solitudine!
Quella sera, l’oggetto della discordia sarebbe stato elevato a buon diritto al rango di letto di fortuna.
Ormai risoluta per la decisione presa, scese le scale che portavano al sotterraneo.
Arrivata davanti all’ingresso del poligono fu sorpresa di vedere una sottile lama di luce che filtrava sotto la porta.
Che Edward l'abbia dimenticata accesa dall’ultima volta che è stato qui?
Irritata per quella distrazione, aprì la porta con decisione scoprendo che il poligono non era affatto vuoto.
Lui era lì!
E si stava allenando con la sua fedele Glock. Serio e concentrato com’era sempre, quando si muoveva nell’ambito del lavoro.
Teneva le gambe leggermente divaricate, il braccio teso e potente, con i muscoli in rilievo.
Come sempre non indossava le cuffie protettive per le orecchie, ma ormai i suoi timpani erano così allenati a sentire gli spari che non ne avevano più bisogno.
Non si girò al suo arrivo, ma Isabella sapeva senza ombra di dubbio che lui se n’era accorto. Non gli sfuggiva mai niente.
Si attardò ad osservarlo, beandosi delle linee perfette del suo corpo virile. C’era qualcosa di così maschio, di così potente in lui mentre sparava. Forse perché in quel momento teneva nelle sue mani il potere di vita e di morte? La sua freddezza, la sua precisione, la sua infallibilità, lo rendevano simile a un dio, pronto a dispensare i suoi favori a suo capriccio. Magari quel paragone non era del tutto vero, visto che Edward aveva comunque una sua morale e non distribuiva mai la morte con leggerezza e superficialità, quanto piuttosto si accertava di assicurare i criminali alla giustizia.
Accarezzò con lo sguardo i suoi capelli color miele, così invitanti da farle desiderare di poterci tuffare dentro le mani per saggiarne la morbidezza. Si chiese come avrebbe reagito se gli si fosse avvicinata alle spalle e gli avesse cinto la vita con le braccia appoggiandogli la testa sull'ampia schiena.
Sogni, fantasie impossibili, che non si sarebbero mai realizzate. Sospirò, furiosa con sé stessa per la sua esasperante timidezza, che le impediva di prendere in mano la situazione e dirgli chiaramente quali fossero i suoi sentimenti per lui.

***

Edward finì la sua scarica di colpi, poi, con gesti calmi e misurati, si liberò dei bossoli e ricaricò la Glock, consapevole della presenza di Isabella alle sue spalle.
La sentiva.
L’annusava, come un animale fiuta la sua preda.
Ogni cellula del suo corpo era addestrata a riconoscerla… e anche a tenerla a debita distanza, come materiale pericoloso. Potenzialmente esplosivo. OFF LIMITS!!
Rafforzò impercettibilmente la stretta sull'arma, deciso a continuare a sparare senza tradire il fatto che si fosse accorto della sua presenza.
Perché mai sei in giro a quest’ora?, si domandò mentalmente.
Probabilmente per il caldo. Già. Un’ondata di caldo eccezionale che stava obbligando New York a boccheggiare come un pesce rosso trascinato fuori a viva forza dal placido mare della sua boccia di vetro.
Succedevano cose strane in quei giorni. Quel caldo esagerato stava dando alla testa un po’ a tutti. E ne risentiva anche lui. Bastava pensare al suo anomalo comportamento di quella sera, per capirlo.
Subito dopo cena, era uscito come sua abitudine, intenzionato a far baldoria. Ma quando aveva infilato la porta, non era riuscito a evitare di cogliere l’espressione triste e rassegnata di Isabella, che lo aveva trafitto come una staffilata.
Aveva cercato di scrollarsela di dosso e di scacciarla dalla mente, deciso a tirare dritto per la sua strada. Ma quella sensazione fastidiosa, nota comunemente con il nome di senso di colpa, gli si era appiccicata addosso, molto più del sudore, e gli aveva avviato dentro un moto ondoso di nervosismo che non sapeva come gestire e che gli impediva di rientrare nello spirito goliardico che stava cercando di provare.
Aveva pensato che aggregarsi ad un amico sarebbe stata la soluzione ideale ma, quella sera, niente sembrava destinato ad andare per il verso giusto.
Jacob, il suo compagno più naturale di bisbocce, gli aveva dato buca senza pensarci un attimo.
- Preferisco passare la serata nella vasca da bagno con Renesmee. È decisamente più carina e interessante di te! E poi... perché cavolo non te ne stai a casa con quella sventola di Bella? Se non lo fai tu, prima o poi ci penserà qualcun altro, fesso da primato che non sei altro! - gli aveva detto con un ghigno canzonatorio e un bagliore luciferino negli occhi scuri che gli aveva fatto capire che, quel qualcun altro, avrebbe potuto benissimo essere lui stesso, molto, molto volentieri!
Che gran figlio di puttana!!
C'era mancato poco che, per la rabbia, non gli avesse sparato in mezzo agli occhi!
Quanto a Emmett… puah! Quello per certe cose era sempre stato una causa persa!
A parte che si considerava ancora in luna di miele - e qui non gli si poteva dare torto, a dire il vero, visto che erano passate solo tre settimane dal suo matrimonio con Rosalie e non si sarebbe mai staccato da lei per unirsi ai suoi giri. I locali notturni non gli interessavano nemmeno prima, le donne men che meno. Il bere poi lo poteva trovare a volontà anche nel suo bar e, dulcis in fundo, aveva nel DNA, la stessa propensione al divertimento che poteva avere una mummia egiziana!
Aveva provato anche con Jasper, ma persino lui gli aveva dato forfait senza rimpianti.
Aveva ospite a casa sua una bella dottoressa australiana, giunta in America a trovarlo perché interessata ai risultati di alcune sue ricerche. I suoi modi da maniaco del sesso, facevano dimenticare che era un genio della medicina e, quella sera, era impegnato a progettare assalti notturni su quell'inaspettato bocconcino che gli era piovuto in casa per bontà divina. Non aveva voglia di perdere tempo con un altro maniaco par suo.
Rassegnato, Edward aveva gironzolato qua e là nei soliti locali, ma senza lasciarsi andare a bere troppo e concedendosi solo qualche distratta palpatina alle cameriere. Solo distratta, però, perché quando aveva soltanto provato ad accennare qualcosa di più, due dolci e tristi occhi nocciola si erano intrufolati sul più bello nei suoi pensieri, bloccandolo completamente.
Ma che cosa mi succede?
Con rabbia aveva diretto i suoi passi verso il centro e guarda caso, si era trovato davanti ad un locale che suscitava in lui ricordi decisamente struggenti: il Sunrise Hill.
Quel locale non gli era mai piaciuto granché, era troppo di classe per uno come lui. Ma ci aveva visto Isabella in compagnia di Jacob. Bella, elegante, sensualmente donna come non l'aveva mai vista.
Cazzo, sto diventando disgustosamente smielato e romantico… ma che c’è nell’aria stanotte?
Era una serata così strana, nervosa, folle.
Percepiva uno strano profumo, un profumo di magia.
Profumo di… Isabella.
Cazzo, sì. Il profumo della sua pelle, quel suo inebriante odore di fragola, che pareva insediarsi nelle sue narici e rispuntare fuori nei momenti meno opportuni per rammentargli tutto quello a cui stava vanamente cercando di sfuggire. Quell’essenza di donna che si univa all’effetto dell’estate, con la natura in pieno rigoglio, che risveglia la carne… compresa quella del suo amico, che da una vita non vedeva l’ora di entrare in azione con la fanciulla dai capelli castani e non sapeva più come farglielo capire!
Il solo pensiero lo rese ancora più furioso e, come uno stallone selvaggio che cominciava a sentire il morso delle redini sul collo, si era diretto verso un locale di tutt’altro genere, una bettola che definire infima era un puro eufemismo.
Ma non era riuscito a entrare.
Era rimasto fermo in piedi, davanti all’ingresso, le mani in tasca, ingessato come un blocco di marmo.
Sapeva bene cosa avrebbe trovato lì dentro: alcool a fiumi, sesso con e senza pagamento, a secondo della dea fortuna, e un altro scalino in discesa verso la sua degradazione completa, uno dei tanti che aveva imboccato più o meno volontariamente nella sua miserabile vita.
Un altro scalino verso l’Inferno da cui solo lei, Isabella, poteva liberarlo. Lei che non sarebbe mai stata in un locale come quello, pura e dolce com’era. Lei che lo aspettava fiduciosa a casa. Sempre paziente. Senza mai chiedere.
Sua.
Totalmente sua.
Sua, anche quando la deludeva.
Sua, anche quando la faceva impazzire di rabbia.
Erano mesi, anzi anni, che lo stava aspettando. E quell’attesa si era fatta più spasmodica e convulsa, dopo quello che aveva osato dirle nella radura, il giorno del matrimonio di Emmett e Rosalie.
Il giorno dopo avrebbe dovuto incontrare uno dei trafficanti di droga più pericoloso in circolazione. Aveva progettato la trappola insieme al capo della polizia. La paura che aveva letto negli occhi di Isabella lo aveva fatto cedere… e si era esposto.
Io sopravviverò…. e lo farò per la persona che amo! Questo è il mio modo di amare! Ma non posso darti di più…
Così le aveva detto, ammettendolo per la prima volta apertamente. Ma dopo? Cosa aveva fatto dopo?
Niente.
Non l’aveva sfiorata con un dito.
L’aveva riportata a casa illesa e illibata come mamma l’aveva fatta e aveva ripreso allegramente la sua vita di prima, fatta di sesso e divertimento nella pause del lavoro, come se niente fosse.
Bella non aveva fiatato, vittima della sua atavica insicurezza, ma il suo sguardo confuso e amareggiato aveva espresso magnificamente il suo stato d’animo nascosto.
Ormai era un esperto del voltafaccia, ma quella volta era stato davvero stronzo!
O forse no.
La volta in cui lo era stato ancora di più fu quando l’aveva baciata.
Non si poteva dire che fosse stata un’esperienza soddisfacente al cento per cento, visto che c’era uno spesso vetro tra loro e si trovavano sulla nave dei Volturi, commercianti d’armi e feroci assassini, in procinto di affondare.
Anche così, però, era stato emozionante appoggiare le labbra in corrispondenza delle sue e vederle chiudere gli occhi mentre si abbandonava a lui.
Ancora non riusciva a capire come mai la sua temperatura corporea non avesse fuso quel dannatissimo vetro!
E cosa aveva fatto dopo quella pubblica manifestazione d’amore?
Ancora una volta niente.
Così come quando aveva approfittato della sua breve amnesia, conseguenza di un ferimento, e venne portata via da una banda di rapinatori che volevano ricattarlo. In quell’occasione l’aveva baciata davvero, assaporando il gusto di quelle labbra morbide che si erano aperte a lui e al suo desiderio, senza paura.
E si era defilato, alla chetichella, come un vigliacco quando si era ripresa. Aveva taciuto e negato, allontanandosi ancora una volta da lei.
E adesso?
Cosa doveva fare, adesso?
Aspettare che si trovassero in un’altra situazione estrema prima di regalarle ancora una briciola di se stesso? E andare avanti fino a quando non fosse capitato qualcosa di brutalmente definitivo a uno dei due che avrebbe messo fine a quel gioco perverso?
Che modo sconsiderato di sprecare la proprio vita! Che idiozia buttare al vento un amore così grande, lasciando che sfiorisse per mancanza di nutrimento.
Tutto questo era una follia.
E c’era voluta quella botta di caldo tremendo per fargli ripartire i neuroni e farglielo capire. Qualunque ragionamento lo avesse portato a cercare di tenerla lontana da sé, era un contorcimento mentale che non aveva più alcun significato.
Isabella viveva con lui da quattro anni, ormai, da quando il fratello Riley, suo compagno di battaglia, quello che gli aveva insegnato tutto di quel suo lavoro così pericoloso, gliel’aveva affidata prima di morire tra le sue braccia, colpito in pieno petto dal traditore corrotto che stavano inseguendo da tempo.
Bella aveva poco più di diciotto anni allora, ma Riley sapeva che solo il suo amico avrebbe potuto proteggerla. Si era fidato di lui, e lui non aveva nessuna intenzione di tradire quella fiducia, arrivando così a negare i suoi sentimenti.
Porca miseria! Era la persona con cui aveva vissuto più a lungo in tutta la sua vita! Ed era sopravvissuta a rapimenti, pallottole impazzite, colpi di bazouka… e anche ai suoi insulti nel non considerarla una donna, cercando così di avvalorare il suo disinteresse per lei, ferendola più di qualunque altra arma.
Isabella aveva conosciuto tutta la sporcizia della sua vita, esplorando fino in fondo le ombre buie che lordavano la sua anima. Conosceva tutto il suo passato e lo aveva accettato senza problemi.
Lui, cresciuto in un villaggio cambogiano, educato da guerriglieri spietati che lo avevano trasformato in un baby killer. Lui, fuggito poi da quella realtà grazie proprio al fratello di Bella che lo aveva liberato e portato negli Stati Uniti, trasformandolo, all’età di vent’otto anni, nel miglior giustiziere di New York, dove le sue doti di killer, gli avevano permesso di liberare la città dai delinquenti comuni collaborando con la polizia.
Per fortuna, nulla di ciò che aveva conosciuto del suo passato, era riuscito a intaccare la sua anima pura e innocente. Anzi. Era come se qualunque cosa lei toccasse, per quanto sporca essa fosse, venisse contagiata dalla sua purezza e si rigenerasse, cominciando a vivere una vita nuova, più pulita e migliore.
Ed era riuscita a trasformare totalmente anche lui. C’era un abisso tra l’uomo che era stato prima di conoscerla e quello che era diventato dopo. La sua vita aveva uno spartiacque: quella prima e dopo Isabella, come per la maggior parte dell’umanità era stato l’avvento di Cristo.
E allora perché si stava ostinando così caparbiamente a tenersi lontano da quella fonte di gioia, da cui invece, agognava tanto bere?
Era masochismo.
Era un’autopunizione, l’incapacità più assoluta di ammettere di aver preso una decisione sbagliata da tanto tempo e da cui non trovava la forza di uscire.
Era tutto questo. E molto di più.
Era paura.
Una paura fottuta  di ammettere quanto lei fosse importante per lui.
Paura di consegnarle la sua vita, facendo lievitare all’ennesima potenza il terrore di perderla.
Ma poteva aumentare più di così?
Lui aveva già il terrore di perderla!
Edward Cullen, ma quanto sei imbecille!
A quel punto un uomo gli aveva urtato la spalla e lo aveva apostrofato con parole volgari per avergli ostacolato la strada verso l’ingresso del locale. Lo aveva guardato gelido e aveva deciso di lasciar perdere: era solo un povero diavolo, in preda ai fumi dell’alcool. E aveva anche ragione. Da quanto era in piedi lì davanti, immerso nelle sue riflessioni?
Lentamente girò le spalle alla porta della dannazione eterna e a passi, dapprima esitanti poi via via più veloci, aveva preso la strada di casa, con una decisione epocale finalmente presa: avrebbe parlato seriamente con Bella mettendo fine alla sofferenza di entrambi. Si sarebbe finalmente nutrito a quella fonte a piene mani, e al diavolo tutte le sue titubanze assurde.
Galvanizzato da quella risoluzione, era tornato a casa a tempo di record. Si era fermato davanti alla porta della stanza di Bella con l’istinto che pretendeva di infilarsi direttamente nel letto della ragazza e affidare al suo corpo ogni trattativa.
Ma non era una mossa leale e corretta quella di approfittare così bassamente dell’ascendente che aveva su di lei, senza nemmeno regalarle una parvenza di corteggiamento.
Impaziente e innervosito per le ore che ancora mancavano all’alba del nuovo giorno, quello che avrebbe sancito il suo ingresso nell’universo degli esseri finalmente raziocinanti, si era chiesto che cosa poteva fare per ingannare l’attesa, visto che sapeva che non sarebbe mai riuscito a dormire… e il poligono era sembrata la scelta migliore.
Sparare era un ottimo sistema per tenere sotto controllo i nervi.
Magari poteva anche concedersi lo sfizio di immaginare che il bersaglio fosse una certa testa di cazzo che osava chiamare sventola la sua donna, fantasticando di metterle le mani addosso ogni momento.
I colpi si succedevano uno dietro l’altro, cercando la sagoma davanti a lui. Ogni colpo un ricordo di ciò che era stata la sua vita da sempre. Senza una famiglia, trasformato prima in un killer poi in un giustiziere per difendere chi era in difficoltà. Una sorta di riscatto, se vogliamo, che però lo aveva chiuso in una solitudine dovuta alla paura che i suoi inevitabili nemici avrebbero potuto far del male alle persone a lui care. Come era successo al fratello di Bella.
Non poteva permettersi di perderla. Non ora che aveva finalmente accettato il sentimento che lo univa a lei.
Scaricò la sequenza di colpi uno dentro l’altro, prendendo atto che il caso aveva voluto che l’agnellino era venuto a infilarsi dritto dritto nella tana del lupo.
E il lupo aveva molta, moltissima fame!

***

- Che ci fai lì impalata? Se vuoi entrare, entra - disse la belva alla sua preda.
Parlò proprio nel momento in cui Bella stava per andarsene.
Ma quell’ordine perentorio, la fece trasalire. Edward le aveva parlato senza guardala, ma ricaricando l’arma e tornando a puntare il bersaglio.
Entrò, chiudendosi la porta alle spalle e lo guardò eseguire, con precisione certosina, il suo leggendario colpo da maestro: l’One Hole Shot. Questo sembrò soddisfarlo, perché a quel punto, abbassò la pistola e, finalmente, si voltò verso di lei.
Non era preparata ad affrontare l’urto improvviso dei suoi penetranti e magnetici occhi verdi, specialmente perché questa volta colse una luce strana in essi. Una luce che si accese quando, per un breve istante, lo sguardo di Edward la percorse dalla testa ai piedi, per tornare poi impenetrabile come sempre.
Edward, di contro, era rimasto senza fiato. Era stato come ricevere un colpo in pieno petto a vederla con quella camicia da notte di seta.
Ma da dove cazzo è uscita? Non è il genere di indumento che preferisce di solito!
Camicie da notte con buffi orsetti, pigiami con fiorellini rosa e azzurri… quello era il suo consueto abbigliamento notturno! Lo conosceva bene, perché non c’era notte che non passasse in camera sua per controllare che andasse tutto bene e… per guardarla dormine il sonno del giusto.
Quindi perché ora indossava una cosa simile? Quella era tutta un’altra storia. Chiunque l’avesse scelta per lei, doveva essere benedetto da Dio!
Trattenne a stento l’impulso di leccarsi le labbra, come un goloso davanti a un bocconcino prelibato.
Era stupenda.
Quella tonalità esaltava magnificamente il suo roseo incarnato, creando un armonioso contrasto con il colore dei suoi capelli che, morbidi e corti, si arricciavano un po’ sul collo. Umidi.
Mmh, probabile che abbia fatto una doccia per rinfrescarsi.
L’idea del suo corpo nudo sotto l’acqua lo surriscaldò immediatamente, quindi si affrettò a cancellare dalla mente quell’immagine per evitare di bruciare per autocombustione.
Mentre il suo sguardo la percorse più volte esaminando ogni dettaglio di quel corpo perfetto, Bella si meravigliava di quella sua reazione così diversa dal solito. La stava guardando, e la vedeva davvero. La vedeva come mai aveva fatto prima.
Solo in quel momento Isabella si rese conto di quanto fosse esposta al suo sguardo. Ma non si tirò indietro, questa volta, e lasciò che Edward lo riempisse di lei.
E l’uomo non si impedì di mangiarla con gli occhi, approfittando del fatto che quell’indumento era così corto da lasciare esposte allo sguardo le gambe lunghe e ben tornite, che confluivano in due piedini aggraziati e delicati. Allo stesso tempo aderiva al corpo come una seconda pelle, esponendo così al suo sguardo bramoso, i fianchi snelli e la pancia piatta, una vita così sottile da poterla quasi circondare con le dita ben distese, un seno alto e orgoglioso, capace di riempirgli le mani senza difficoltà, le belle spalle e il lungo collo sottile, sottolineati dalle spalline… e poi, la gloria del suo bellissimo viso. Il piccolo mento ostinato, le belle labbra rosse e sensuali, il nasino impertinente, le lunghe ciglia e quegli occhi… occhi di gazzella, occhi di angelo che gli frugavano nell’anima.
Gli avrebbe permesso di amarla come meritava? O era ormai troppo tardi, visto il suo comportamento libertino che non le aveva mai nascosto per cercare di allontanarla il più possibile da sé?
Forse il fatto che restasse lì, in piedi, a lasciarsi guardare era un modo per fargli capire che era lì per lui. Doveva essere così, perché di una cosa Edward era certo: era tardi per tornare indietro. Aveva lottato con tutto se stesso da anni per evitare questo momento, e ora non poteva fare nulla per fermarsi. Non dopo essersi concesso di sognarla sotto di lui, in estasi, mentre le affondava dentro con ritmo intenso e regolare.
No. Era andato troppo oltre. E lei era tentazione pura, tanto più irresistibile perché, nella sua innocenza, non aveva nessuna consapevolezza di tenerlo in pugno con la sua sensualità.
Però sapeva di doverci andare piano.
Con Bella doveva procedere lentamente, con calma. Doveva darle il tempo di adeguarsi alla nuova situazione, quella che anche lei desiderava ma che credeva impossibile.
Doveva… sedurla. Portarla a piccoli passi verso di lui, finché non si fosse abbandonata fiduciosa tra le sue braccia, dimenticando tutto il male che le aveva fatto.
Riley… amico mio… comprendimi, ti prego!, pensò rivoltò al fratello di lei.
- Io… non mi ero accorta che tu fossi rientrato… - disse, rompendo quel silenzio pesante e pregno di significati nascosti sceso su di loro.
Edward la guardò in tralice.
- Non è molto che sono tornato. Sono venuto direttamente qui perché non avevo nessuna voglia di dormire. Stasera fa troppo caldo –
- Ah! –
Isabella si morse le labbra abbassando lo sguardo. Beh, quando voleva Edward sapeva come rientrare senza farsi sentire. Non sarebbe stato l’uomo che era, altrimenti!
- E tu, che ci fai qui? - le chiese diretto.
- Ah... ehm... ecco, ho pensato che… visto che… che qui fa più fresco, avrei potuto… insomma… -
La sbirciata che diede verso il divano alla sua destra chiarì il suo pensiero meglio di mille parole.
- Mmmhh… non male come idea. Magari potremmo giocarcelo ai dadi… oppure a chi fa più volte centro al bersaglio! - se ne uscì lui con un sorrisino.
Isabella rialzò la testa di scatto pronta a dargli una risposta pepata, ma lo scintillio divertito che scorse nel suo sguardo ammiccante., la fece desistere.
- Divertente… - sbuffò. - Come se non fosse chiaro da subito chi vincerebbe! –
Lui rise, gettando indietro la testa.
- Non si può mai dire. Esiste anche la fortuna del principiante! - scherzò facendole l’occhiolino. Vedendo che lei girava la testa offesa, ridiventò serio. - Se vuoi, posso darti qualche lezione di tiro –
- Tu daresti lezioni di tiro a me? – domandò sorpresa, strabuzzando gli occhi. - Ma se hai sempre detto che non vuoi assolutamente che impari a sparare! Hai perfino manomesso la pistola di Riley per impedirlo! – concluse con una punta di amarezza nella voce.
- È vero! – annuì pensieroso. - Ed è per rispettare la mia volontà, che da due settimane a questa parte, tutti i martedì, vai a casa di Emmett per imparare, mentre il giovedì è Jacob che ti fa da maestro? - buttò lì lui implacabile, con una leggera punta di acidità nella voce quando pronunciò il nome di Jacob.
Bella impallidì, poi arrossì vistosamente.
- Tu… lo sapevi! –
Edward non disse nulla. Ovvio che lo sapeva. Non c’era niente di lei che gli sfuggisse! Beh, no! Per la verità un piccolo particolare gli era sfuggito. Non si era reso conto fino in fondo di quale corpo stupendamente sexy si celasse sotto i semplici vestiti di jeans e magliette che lei amava indossare e che ora, quella striminzita camicia da notte di seta, gli stava sbattendo in faccia.
Alzò le spalle, fingendo indifferenza e tendendo ogni muscolo per mantenere il controllo del suo corpo. Lei non poteva immaginare quanto fosse vicino dal saltarle addosso!
Piano, Edward. Devi andare piano!, si ammonì severamente.
- Senti, Edward... non l’ho fatto per il semplice gusto di andare contro la tua volontà. È che c’è in ballo la nostra vita! Non puoi pensare di riuscire sempre a proteggermi da solo, e io sono stanca di essere un peso morto per te. Devo poter fare qualcosa di concreto, mi devo poter difendere e, all’occorrenza, devo anche poterti aiutare! Io penso che… -
- Hai ragione - la interruppe lui tranquillo.
Bella restò interdetta.
- Scusa, per caso hai detto che io ho… -
- Hai sentito benissimo – rispose con un sorrisino ironico.
Restò muta. Un Edward che le dava ragione senza discutere era un evento senza precedenti, una specie di miracolo, per dirla tutta.
- Quindi, visto che siamo d’accordo, perché ti stupisci tanto se voglio essere io a insegnarti? Fino a prova contraria sono il migliore, non credi? - puntualizzò senza falsa modestia.
Poi, alzando un sopracciglio e piegando il dito indice, le fece un gesto eloquente per invitarla ad avvicinarsi.
Isabella non trovò un solo valido motivo per rifiutare quell’invito, anche se qualcosa nei suoi modi le suscitò all’istante un senso di allarme, mentre l’aria si caricava di elettricità. Si mosse verso di lui con passi esitanti e, quando gli fu di fronte, afferrò l’arma che lui le tendeva.
Mentre lei si avvicinava, Edward aveva provveduto prontamente a ricaricarla. Quale immenso onore le concedeva di provare a sparare con la sua amata Glock, fedele compagna di tante battaglie!
- Dai, fammi vedere cosa sai fare - la invitò serio.
Lei rialzò la testa con orgoglio, annuì e si mise in posizione per sparare. Quando stava per esplodere il primo colpo, Edward la fermò con una domanda:
- Non è meglio se metti le cuffie, prima? –
Lui era un professionista e poteva farne a meno, ma lei era una principiante e doveva imparare a cautelarsi.
Bella arrossì, ma decise di tenergli testa.
- Le cuffie mi danno fastidio, non riesco a sparare bene con quelle addosso! –
Dopo una breve esitazione, Edward annuì. Anche a lui avevano sempre dato fastidio, non poteva farle nessun appunto se soffriva del suo stesso problema. E poi l’acustica in quel poligono era perfetta. Era stato costruito apposta per assorbire tutti i rumori come una spugna, e il rischio di danneggiare l’udito era veramente infinitesimale, anzi, entrare in una discoteca era molto più pericoloso!
Soddisfatta di aver vinto quel punto, senza sapere che non era per particolare merito suo, Bella si girò di nuovo verso il bersaglio. Ogni soddisfazione scemò rapidamente quando si rese conto che si sentiva la testa come svuotata. Maledizione, la presenza di Edward la rendeva così nervosa che riusciva a cancellarle dalla mente tutto quello che aveva imparato.
Che cosa c’è stasera che mi mette in questo stato di agitazione estrema?
Con determinazione ritrovò la concentrazione necessaria, fissò il bersaglio escludendo ogni cosa che la potesse distrarre.
Non fare la sciocca. Respira, Bella. Respira lentamente… cerca di ricordare quello che ti hanno insegnato Emmett e Jacob, e fagli vedere chi sei!
La tensione le tirava i muscoli, ma lei non cedette all’ansia e cominciò a sparare.
Uno.
Due.
Tre colpi.
Lentamente, uno dopo l’altro, quasi con esitazione.
Poi osò spararne altri tre in rapida successione.
Non sperava certo di poter fare un One Hole Shot, ma quando si concesse di osservare meglio la sagoma fu piuttosto soddisfatta del risultato: era andata molto vicino al centro con tutti e sei i colpi.
Si girò verso Edward in attesa del suo giudizio.
- Mmmhhh, non male. Puoi fare di meglio – le disse inarcando un sopracciglio. - Tieni la pistola troppo stretta… devi avere la mano un po’ più morbida… -
Bella si voltò delusa, ricaricò la pistola sforzandosi di trattenere le lacrime.
Accidenti! Non c’era verso, per lui era proprio un impiastro!
Sollevò l’arma, pronta a sparare di nuovo.
Lui le arrivò alle spalle e si piazzò dietro di lei, proprio come aveva fatto un mese prima Jacob, sempre in quello stesso posto, quando si era offerto di insegnarle a sparare.
La mano grande e forte di Edward le sfiorò con noncuranza il braccio per tutta la sua lunghezza fino a posizionarsi sulla sua con fermezza. L’altra le scivolò delicata sul fianco quasi a volerla sostenere.
- Allenta un po’ le dita. Devi sostenere il peso della pistola, è vero, ma un po’ di delicatezza in più ti farà guadagnare in precisione… - le soffiò vicinissimo all’orecchio.
Bella sentì il suo respiro caldo sfiorarle i capelli e un brivido di eccitazione, per averlo così vicino, le serpeggiò lungo la spina dorsale.
Perché mi hai sfiorato tutto il braccio, prima di arrivare alla pistola? Che cosa stai facendo, Edward?
Sentiva chiaramente l’altra sua mano sul fianco. Calda, solida, intrigante. Le dita che si allargavano piano, fino a sfiorarle l’ombelico. E il respiro di lui farsi più profondo, come se si stesse colmando le narici dell’odore della sua pelle.
- Prova a sparare, adesso… - mormorò lui ancora, avvicinandosi a lei un po’ di più.
Bella deglutì.
Sparare? Mio Dio, come posso pensare a sparare, se non riesco nemmeno a respirare?!
Il corpo di Edward aderiva al suo praticamente dalle spalle in giù, ed era un contatto a dir poco sconvolgente. Non erano mai stati così vicini! Stava invadendo il suo spazio con una pervicacia che non aveva mai avuto. Ma perché lo stava facendo?!
- Spara, Isabella - la invitò più deciso,e lei sentì entrambe le sue mani larghe sui fianchi, a sfiorarle il seno e l’ombelico contemporaneamente.
Impugnò l’arma decisa, cercando di squarciare quel velo di nebbia nella sua mente causato dalla sensualità di quella strana situazione. Si aggrappò con prepotenza al consiglio di Edward e al suo orizzonte visivo si stagliò solamente il bersaglio.
Soltanto quello contava.
Voleva a tutti costi fare centro.
Doveva, assolutamente!
Sparò serrando i denti, poi chiuse gli occhi, non trovando il coraggio di guardare il risultato del suo sforzo, e trattenne il respiro in attesa del responso.
- Brava! Visto che così va molto meglio? - sussurrò Edward, con il sorriso nella voce, sempre al suo orecchio.
E le baciò la pelle sensibile dietro il collo, sulla nuca. Leggero, a fior di labbra, evanescente come il battito di ali di una farfalla, ma pur sempre un bacio!
Non era un sogno.
Non era una sua fantasia.
Era reale e vero, altrimenti come si spiegava che ora la sua pelle bruciasse come se fosse ustionata?
A che gioco stai giocando con me, maledetto? Cos’è, un’altra presa in giro, una tortura, un nuovo modo di infliggermi uno dei tuoi soliti traumatici e deliranti voltafaccia? Perché sei così crudele con me, Edward?
Una lacrima di rabbia lottò per sfuggirle dalle ciglia mentre un singhiozzo le saliva dal petto, quando sentì le dita dell’uomo afferrarle i fianchi con più decisione e i pollici allungarsi fino al seno. Il viso le affondò tra i capelli e il suo respiro si riempì di lei.
- Edward… - lo chiamò con voce spezzata.
- Sì? - rispose lui roco.
- Che… che cosa… stai… facendo? –
Non riusciva quasi a parlare, ma doveva fargli quella domanda, prima di impazzire del tutto!
Non le rispose subito, lasciandola cuocere a fuoco lento nel braciere di una spasmodica attesa. Le si avvicinò di nuovo all’orecchio strusciando il naso sulla pelle tesa del collo e la tentò allusivo.
- Mi è solo venuto in mente che avrei cose più interessanti da insegnarti… molto più interessanti… se tu avessi voglia di impararle –
Il cuore le si arrestò nel petto per poi cominciare a galoppare impazzito, minacciando di sfondare la cassa toracica e uscire a farsi un giro.
Edward… vuole… insegnarmi a…? No! Non è vero. Sto impazzendo. Il caldo mi sta dando alla testa e mi fa vedere ciò che non esiste…
La lingua di lui interruppe i frenetici sfarfallii dei suoi neuroni surriscaldati, cominciando a percorrerle la linea immaginaria che andava dall’orecchio alla sua spalla. Una lingua umida, calda e maliziosa, che ogni tanto si alternava a labbra morbide e altrettanto calde che le dispensavano teneri baci.
Dove passava lasciava un formicolio sottopelle, dal quale poi si diramava un sentiero di fuoco che arrivava dritto fino all’inguine, incendiando ogni cosa al suo passaggio.
Mentre lui stuzzicava la sua pelle delicata con la bocca, una delle sue mani aveva cominciato a sfiorarle il seno, mentre l’altra vagava senza meta apparente lungo il suo fianco.
Oddio, che tortura meravigliosa!
Solo un impalpabile velo di stoffa separava il suo corpo dal tocco ardente della mano virile di Edward. I capezzoli si inturgidirono all’istante, mentre il seno si gonfiava e si tendeva alla ricerca di un contatto più deciso.
Quando con i denti le diede un tenero morsetto sul collo, lei sussultò e d’istinto inarcò la testa all’indietro, lasciandola cadere sulla spalla di lui.
Si lasciò sfuggire un gemito dalle labbra quando sentì che, con un dito, scostava il corpetto cercando la dolce protuberanza che tanto desiderava le sue attenzioni.
Arrivato alla meta, Edward la stuzzicò con delicatezza, disegnandole, attorno all’areola, dei cerchi concentrici che si chiudevano sempre di più, finché, raggiunto il bersaglio, presero ad accarezzarlo con sensuale determinazione.
Il respiro le si mozzò in gola e un fremito violento la scosse da cima a fondo. Vacillò sulle gambe e lui la sostenne prontamente senza cedere di un millimetro.
Era così solido, forte, caldo e la reggeva con la facilità con cui si regge un fuscello. Si sentiva come creta tra le sue mani, in attesa di essere plasmata dal suo Pigmalione.
Edward le scostò le spalline e liberò entrambi i seni dall’inutile gabbia dell’indumento intimo, frenando il suo gesto impulsivo pieno di pudore che mirava a coprirli.
- No… lasciami fare! Non ti farò male… non adesso… - le sussurrò persuasivo, e lei lasciò andare le braccia lungo i fianchi, abbandonandosi a lui e alle sue mani sapienti.
Si accorse solo in quel momento di avere ancora in mano la pistola e si affrettò a posarla prima che succedesse un disastro. Edward mugolò soddisfatto a quel suo gesto che sottolineava la sua resa totale, quindi rituffò la testa dorata sul suo collo e si riempì entrambe le mani massaggiando pienamente i seni da dietro, godendo della sensazione che quei capezzoli duri davano ai suoi palmi.
Li manipolò, li massaggiò, li tormentò fino a che sentì palpabile l’eccitazione di Isabella. In lei qualcosa si stava sciogliendo dentro, e quell’estasi liquida stava confluendo verso il basso, bagnandola nel suo punto più segreto.
Certo di come stessero le cose, Edward lasciò scivolare un mano fino ad insinuarla tra le cosce della ragazza, invitandola ad allargarle. Con un gesto impaziente le scostò le mutandine e cominciò ad accarezzarle abilmente le pieghe del sesso.
La sentì fradicia, gonfia e tutta aperta per lui.
Bella si morse le labbra per trattenere l’urlo che voleva proromperle dalla gola, quando sentì un suo dito insinuarsi nella sua calda umidità e il turgore dell’eccitazione di lui premerle contro le natiche.
Stava impazzendo!
Edward le allargò l’umida cavità e introdusse un altro dito, iniziando una danza sensuale di dentro e fuori che la fece schizzare nel firmamento delle stelle.
- Non trattenerti… urla pure se vuoi… - le suggerì roco.
Bella scrollò la testa, cercando testardamente di fare resistenza a quell’esplosione di sensazioni sconosciute, ma una spirale si stava snodando nel suo ventre. Una spirale irresistibile che infine raggiunse il suo culmine e la costrinse a gridare il suo piacere, mentre la sua tenera carne si contraeva intorno alle dita del suo seduttore.
Dopo si sentì come svuotata.
Meravigliosamente svuotata.
Non si concesse però di crogiolarsi a lungo in quella piacevole condizione, perché il briciolo di razionalità nella sua mente, esigeva risposte immediate. Perché Edward si stava comportando così? Che cosa era cambiato?
Sciogliendosi con fermezza dall’abbraccio che ancora l’avvolgeva da dietro, ruotò su se stessa fino a guardarlo in quegli occhi cristallini ed eccitati. Pretendeva la verità. Ora. Subito!
- Perché? - gli chiese risoluta, sforzandosi di ignorare la nota roca e sensuale che ancora vibrava nella sua voce.
Edward per un attimo vacillò davanti alla conturbante sensualità di quel seno morbido e ancora eccitato che lei non tentava di coprire e che sembrava chiamarlo. Cercando di mantenere il controllo di sé, soppesò con attenzione la domanda di Bella. Il sesso era importante, e lui lo sapeva bene. Ma si era reso conto di quanto fosse vuoto e insignificante se non lo si affiancava all’affiatamento dell’anima. E come poteva raggiungere quella nuova dimensione se continuava a nascondersi, a celarle i suoi veri sentimenti?
Quello era il momento della verità e non si sarebbe tirato indietro ora che il suo cuore scoppiava d’amore per lei.
- Perché ti amo – disse con gli occhi persi nei suoi. - E ora sono finalmente pronto ad ammetterlo, con tutto quello che ne consegue. Perché ho capito che era stupido continuare a negarlo, quando ormai tutto il pianeta sa da una vita che è così. Perché non ce la faccio più a starti lontano. Perché questa sera ero là fuori, cercando di comportarmi da stupido come sempre e mi sono trovato a chiedermi cosa ci facessi lì quando il mio cuore era qui, dove sei tu. Sono stanco di fingere, Isabella, con gli altri e con me stesso. Sono stanco di fuggire da ciò che provo. Ti voglio, e credo di avertelo appena dimostrato –
Isabella lo aveva ascoltato in silenzio in quella tirata, alternando momenti di rossore e pallore intensi, incapace di credere alle sue orecchie.
- Edward, io… - balbettò, incapace di radunare le idee per mettere insieme una risposta decente.
- Ssshhh… - la bloccò Edward posandole un dito sulle labbra. - Lo so che mi ami… l’ho sempre saputo… tu non mi devi provare niente, io sì, invece. E ho appena cominciato a farlo nel solo modo che conosco. Vuoi lasciarmi continuare? - le chiese dolcemente, lasciando che il desiderio che provava per lei traboccasse finalmente libero e selvaggio dai suoi occhi ora neri per l’eccitazione.
Quello sguardo!
Era carico di quella stessa la luce che aveva intravisto prima, quando l’aveva scrutata dalla testa ai piedi e lei non l’aveva riconosciuta.
La luce del suo desiderio.
Un nodo le serrò la gola, minacciando di soffocarla, mentre un velo di lacrime le rese gli occhi brillanti come mai prima, trasformando le sue pupille in un manto di caldo velluto color nocciola.
Gli rispose nell’unico modo possibile: baciando il dito che ancora le sfiorava le labbra. Poi, con la punta della lingua, si azzardò a toccarlo, saggiando il sapore della sua pelle virile misto al suo stesso sapore.
Il volto di Edward si impietrì, devastato da una fiammata potente di passione. Aveva avuto il via libera che stava aspettando.
Senza ulteriori indugi, la prese tra le braccia e cercò le sue labbra con prepotente avidità, insinuandole la lingua in bocca per esplorarla minuziosamente.
Si era ripromesso di essere delicato ma… a tutto c’era un limite, cazzo!
Mentre la danza delle loro lingue procedeva ritmica e sensuale, la sollevò contro il suo corpo duro, e lei gli si avvinghiò con le gambe alle reni, obbedendo all’istinto primordiale delle femmine. Una frustata di eccitazione gli fece pulsare il membro, rendendolo smanioso di raggiungere finalmente il contatto intimo che anelava da tempo.
È presto, Edward! Devi prepararla adeguatamente. Lo sai che per Bella è la prima volta!
E lui voleva adorarla, baciarla ovunque e vezzeggiarla come il tesoro più prezioso del mondo.
L’appoggiò sul bordo del tavolo scostando, con gesto deciso della mano, la pistola che ora era soltanto d’impiccio.
Lei arcuò la schiena offrendo il seno nudo alla sua bocca avida e, senza farsi pregare, chinò la testa avventandosi sul capezzolo duro, attirandolo tra le sue labbra voraci e cominciando a succhiarlo con vigore. La mano destra si apriva enorme sulla schiena di Bella per tenerla ferma e spingerla contro di lui mentre l’altra si trastullava con l’altro seno, anch’esso bisognoso d’attenzione.
Isabella cominciò ad ansimare e a mugolare, mentre con le dita gli artigliava la testa per tenerlo stretto impedendogli di allontanarsi. Come se ce ne fosse bisogno! Non si sarebbe mai staccato da quel Paradiso, nemmeno sotto minaccia di morte!
E quello era solo l’inizio! Voleva scoprire tutti i punti che le davano maggior piacere e farla uscire di senno per il godimento che voleva regalarle.
Ignorando le sue proteste, si staccò dal seno il tempo necessario a strapparle via quella striminzita camicia da notte: era la seta della sua pelle che voleva assaporare, senza ostacoli tra di loro.
Quando fu nuda, con solo il paio di slip a proteggerla dal suo sguardo, Isabella arrossì violentemente ma questa volta non cercò di coprirsi, anzi… subì l’assalto del suo sguardo rovente senza arretrare.
Edward si concesse un lungo istante per rimirarla. Poi, con un gesto languido ed esperto, le tolse anche l’ultima fragile barriera, scoprendo il folto boschetto di riccioli bruni con un sorriso apertamente sensuale.
Bella deglutì.
Ora sono totalmente nelle sue mani!, pensò.
Edward si avvicinò di nuovo posandole un bacio tenero sulle labbra, come a volerla tranquillizzare scacciando via l’ansia che traspariva dal suo volto.
Piano piano, tornò a respirare, sollevata della delicata attenzione che stava mettendo in quei gesti. Non doveva aver paura. Edward avrebbe pensato a lei nel migliore dei modi.
E infatti, le labbra di lui scivolarono piano sulla pelle serica e morbida del suo collo, superò le clavicole fino ad arrivare nuovamente ai seni, che coccolò ancora un pochino. Intanto, le mani le accarezzavano le lunghe gambe tornite, sfiorando, di quando in quando, lo scrigno caldo del suo sesso. Così velocemente che a volte le sembrava che il suo tocco lo immaginasse soltanto. Non si soffermava mai abbastanza per innescarle quel gorgo del piacere che l’aveva fatta impazzire poco prima.
Mio Dio! Perché non si decide a entrare e a darmi sollievo?, si disse mordendosi le labbra, conscia che Edward aveva in mente un piano preciso e che non lo avrebbe modificato a nessun costo.
Lui era il maestro e lei l’allieva e, che le piacesse o no, doveva adeguarsi al percorso di studi che lui aveva stabilito.
Quella bocca seducente e perversa cominciò a tracciarle un sentiero invisibile sul ventre, si fermò a giocare con l’ombelico, mentre con la mano la invitava a sdraiarsi sul tavolo. Lei cedette malleabile, dato che le braccia non riuscivano più a sostenerla per l’eccitazione che la faceva tremare.
Chiuse gli occhi, quando sentì la lingua di lui lambire l’inguine, scivolare lungo l’interno della coscia, ardente e maliziosa senza però fermarsi dove si aspettava. Proseguiva per ricoprirla di baci e carezze voluttuose: la carne tenera dietro il ginocchio, il polpaccio sodo e affusolato, il piede… neanche un centimetro di pelle sfuggiva alla minuziosa ed erotica esplorazione di Edward.
Mugolò quando le prese l’alluce tra le labbra e iniziò a succhiarlo: chi avrebbe mai sospettato che un dito del piede potesse regalarle sensazioni così deliziose e conturbanti!
Le succhiò tutte le dita, una dopo l’altra, con esasperante lentezza. Poi, guardandola negli occhi, le allargò le cosce lasciando scivolare le gambe sulle sue spalle, si posizionò al centro e appoggiò le sue labbra ardenti sul punto più caldo del suo corpo per succhiare anche quello.
E lei urlò, squassata da un piacere così devastante e improvviso che temette di morire.
Leccava, succhiava, titillava, accarezzava, usando labbra, lingua e mani in una successione così rapida e stringente da innescare in lei la più selvaggia e incontrollata delle reazioni. Frugava nella sua carne umida e rorida con una frenesia crescente, insistendo quando sapeva di dover insistere, rallentando quando era necessario per prolungare il suo godimento.
Durò minuti… ore… giorni? Non aveva più cognizione del tempo.
Nessuna piega restò inesplorata. Edward la leccò come se fosse il dolce più squisito al mondo. Infine le insinuò la lingua dentro e mimò l’atto sessuale portandola fino all’orlo, ma senza lasciarla rotolare giù dalla china.
Quando pensava che sarebbe svenuta per quella esasperante attesa, lui prese il clitoride tra i denti, lo risucchiò all’interno della bocca e cominciò a mungerla con vigore… e non si fermò fino a che non la sentì venire sulla sua lingua in un orgasmo devastante che la fece tremare a lungo.
Restò sdraiata sul tavolo, ad occhi chiusi, esausta per quella esperienza. Soltanto quando sentì le dita di Edward scostarle i capelli dalla fronte sudata, li riaprì focalizzandoli faticosamente sul suo viso che la studiava con un sorriso.
Lo guardò lasciando scivolare gli occhi su di lui.
Imbarazzata per la sua nudità, cercò subito di rialzarsi.
- Non è giusto, tu sei ancora tutto vestito! - si lamentò con una vocina flebile.
Edward alzò le spalle tranquillo.
- Tutto qui? Rimediamo subito! –
Disinvolto, si tolse la maglietta, liberando il torace ampio e possente ed esponendolo al suo sguardo deliziato. Poi, con una sola mossa, si sfilò i jeans e gli slip, restando orgogliosamente nudo davanti a lei, senza nessun pudore.
Bella rimase abbagliata dalla sua virile bellezza. Era un perfetto connubio di muscoli, eleganza e armonia. Il progetto più perfetto mai portato a termine dalla natura.
Ed era suo.
Tutto suo.
I suoi occhi si soffermarono sulle spalle ampie e forti, i bicipiti potenti, il petto perfettamente scolpito che confluiva armonicamente nei fianchi snelli e nelle gambe lunghe e perfette.
E poi…
La sua virilità.
Eretta, maestosa, pulsante di vita e… decisamente enorme!
Istintivamente Isabella deglutì, chiedendosi se veramente fosse in grado di accoglierlo tutto dentro di sé.
- Sì che puoi – l’anticipò Edward intuendo i suoi pensieri. - Sei fatta per questo, tesoro. Io sono nato per amarti e tu per lasciarti amare da me… -
Pur arrossendo violentemente, Bella non riusciva a staccare gli occhi da quella meraviglia. Notò una stilla lucida di rugiada sulla punta carnosa, conseguenza del suo sguardo insistente.
- Posso… toccarti? - domandò.
Edward respirò profondamente prima di rispondere.
- Certo che puoi… devi… - replicò con voce grave e soffocata.
Cazzo! Era bastato il suo sguardo per farlo impazzire. Il suo tocco lo avrebbe ucciso… ma che morte deliziosa e incredibile sarebbe stata! E quando la mano di Bella gli circondò la pelle tesa e calda del sesso, ebbe un gemito doloroso.
Isabella si ritrasse immediatamente, ma lui fu più rapido. La prese e la riportò su di sé.
- Non fermarti… sto bene. È solo che… che mi ecciti da morire, Zucchero - le spiegò in un ringhio sommesso.
Le guidò la mano nell’esplorazione di sé, facendole prendere confidenza con la sua verga con un lento movimento dal basso verso l’alto e viceversa.
Il viso di Edward si contrasse in una smorfia e la lasciò proseguire da sola. Sotto le sue dita lo sentiva liscio, morbido, vellutato e, al contempo, duro, caldo e resistente, come se, al suo interno, ci fosse un’anima d’acciaio.
Dalla fessura del glande, uscì ancora la sua rugiada e Isabella la raccolse con le dita portandola alle labbra, assaggiando il suo sapore muschiato, speziato, per nulla sgradevole.
Edward rantolò osservandola in quel suo gesto così erotico. Si contrasse come se avesse raggiunto il limite, l’afferrò per i polsi e la sospinse di nuovo sul tavolo.
- Adesso basta giocare. Si fa sul serio! - ruggì tra i denti esasperato.
Il cuore di Isabella le schizzò nel petto, conscia del fatto che finalmente lo avrebbe avuto dentro di sé!
- Sei pronta? - le domandò rapido.
Era una vita che era pronta per lui. Come poteva credere che gli avrebbe detto di no?
Le allargò le gambe e le accarezzò il sesso con tutto il palmo della mano per accertarsi che fosse abbastanza bagnata per accoglierlo. L’afferrò per i fianchi e l’attirò a sé per permettere alla punta del suo cazzo di posizionarsi al suo ingresso.
- Aggrappati a me, sarà più facile. Ti farò male… non posso evitarlo del tutto ma… passerà presto, credimi - la istruì con l’ultimo sprazzo di lucidità che ancora aveva, imponendosi di ricordare con chi avesse a che fare.
Lei non era una delle donne con cui passava il suo tempo.
Lei era Isabella.
La sua Isabella.
La donna della sua vita.
Ed era vergine!
Doveva mantenere i nervi saldi se non voleva traumatizzarla. Ed era così difficile farlo mentre le scivolava dentro, centimetro dopo centimetro, e sentiva il velluto e la morbidezza delle pareti di quella carne che si chiudeva intorno a lui.
Era così stretta, calda e ricettiva… un nido soffice e accogliente che lo attirava al suo interno con un richiamo irresistibile, un richiamo che nessun uomo degno di questo nome avrebbe potuto ignorare.
Continuò ad avanzare, piano, stringendo i denti per controllarsi e non lasciarsi andare a un affondo totale.
- Stai bene? - le chiese con voce spezzata, la fronte imperlata di sudore.
- Sì… - gemette.
Il suo istinto la portò a fidarsi completamente di lui. Aprì le gambe ancora di più, alzando le ginocchia e consentendogli un miglior accesso. Ed Edward approvò la sua iniziativa sottolineandola con un mugolio basso.
E spinse.
Spinse fino ad incontrare la fragile barriera della sua verginità. Non era mai stato con una vergine e si chiese se fosse meglio un colpo rapido e deciso o qualcosa di più lento e delicato.
Ma lei decise per entrambi, quando si inarcò contro di lui costringendolo ad affondare penetrandola fino in fondo e causandole quel dolore che avrebbe voluto poter evitare.
Si bloccò, il tempo necessario che lei si abituasse alla dura invasione della sua carne e restò in mobile in lei fino a che si allungò per cingerlo al collo e tirarlo giù, sul suo corpo.
Incatenando gli occhi ai suoi, si sfilò da lei, lento, e poi rientrò con più facilità continuando in quel dondolio delizioso, dentro fuori, affondando ogni volta sempre di più, colmandola fin nel profondo, ma senza accelerare. Voleva che l’eccitazione le crescesse dentro piano piano, che il bisogno di averlo scaturisse dal suo profondo, che sentisse come potesse colmarla di piacere, quel piacere che si poteva donare solo in un modo…
E, quando sentì il respiro di Isabella frantumarsi e accelerare, capì di esserci riuscito.
Le prese un ginocchio e lo sollevò sopra le reni, insegnandole la posizione che gli consentiva di penetrarla totalmente. Questa volta le diede una stoccata più dura, strappandole un gemito di piacere.
Un affondo.
Un altro.
Un altro ancora.
La vagina di lei si contrasse intorno al suo membro, docile e selvaggia al tempo stesso.
Aaaahh! Era meravigliosa, dolce e sensuale come nessun’altra.
Era fatta per essere sua!
Sua soltanto.
Con l’affondo successivo quasi la inchiodò alla tavola e Isabella urlò per la sorpresa.
Le sorrise e poi cominciò a cavalcarla con potenza e vigore, con tutto l’ardore che aveva trattenuto per tanti anni senza sfogarlo veramente.
Fu travolto totalmente dall’intensità di ciò che provava nel trovarsi unito a lei non solo nel corpo ma anche nell’anima. E non aveva mai provato quella sensazione e mai avrebbe creduto che potesse essere così.
I gemiti di Bella facevano da contraltare a ogni suo colpo, sempre più acuti man mano che l’orgasmo si avvicinava implacabile.
Quando sentì i suoi muscoli interni contrarsi convulsamente, capì che era arrivata al culmine e l’avrebbe seguita a ruota.
Le diede il tempo di esplodere nel piacere e poi, prima che fosse troppo tardi, si ritrasse lasciando che i getti caldi, lunghi e violenti del suo orgasmo le marchiassero il ventre e i seni. In assenza di un preservativo, era il massimo che poteva concedersi, anche se gli dispiaceva. Era davvero troppo presto per poter pensare a marmocchi con i capelli scuri e gli occhi verdi!
Una volta placatosi, crollò su di lei e l’abbracciò con tenerezza.
Era magnifica e sua.
Finalmente sua.
- È sempre così? - mormorò Isabella.
Edward le baciò la fronte, scosse la testa.
- No… solo per i più fortunati – le rispose scherzoso.
Lei ridacchiò, poi gli allacciò le braccia al collo con una mossa sensuale.
- Mmmhhh, credo che noi siamo molto fortunati… -
- Concordo - replicò roco strofinandole il naso sul collo.
Bella si sentiva benissimo. Aveva la sensazione che la testa fluttuasse nella stratosfera su una nuvola impalpabile, che tutte le membra fossero snodate e liquide, che…
- Edward… ma cosa… –
Mentre lei stava fantasticando e analizzando la sua beatitudine, lui l’aveva fatta girare ed era scivolato giù, a mordicchiarle il sedere roseo e sodo.
- Mi gusto le due pesche più deliziose che abbia mai avuto tra le mani… - le spiegò malizioso.
Così la voleva: sotto di lui. In ogni modo possibile!
E la sollevò per i fianchi, facendole capire quale posizione dovesse assumere per lui. Riprese a leccarla piano.
Isabella gemette, travolta da una nuova marea di eccitazione.
Lui giocò con i morbidi ricci del suo pube, le inserì dentro due dita con sconcertante sicurezza, esplorandole l’interno per accertarsi che non avesse strascichi del dolore che le aveva provocato.
Isabella rispose al suo tocco gemendo e mugolando, e le sue dita si mossero più veloci e prepotenti dentro di lei.
Con l’altra mano le sollevò di più il sedere e cominciò a leccarla da dietro. E l’urlo di Isabella esplose come un razzo accecante sparato nel buio che si tramutò nella storpiatura del nome di lui, quando sentì il corpo marmoreo di Edward posizionarsi alle sue spalle ed entrarle dentro, duro e potente.
L’erotismo di quel possesso la lasciò senza fiato. Aprì la bocca in cerca di aria mentre Edward cominciava a pomparle dentro implacabile. C’era qualcosa in quella posizione che rendeva il sesso ancora più coinvolgente. Riusciva a penetrarla più a fondo e le toccava un punto deliziosamente sensibile che le causava vertigini di voluttà impressionanti.
Si voltò a guardarlo, e lo spettacolo del modo in cui la stava montando, le scatenò l’orgasmo. Inarcò la testa all’indietro, la bocca tumida semiaperta lasciò uscire il suono rauco del nome di Edward misto al grido di piacere.
A quella vista, anche lui esplose. Uscì veloce da lei e riversò il suo seme nell’incavo delle reni e tra le scapole della ragazza.
Maledizione! Doveva ricordarsi di mettere dei preservativi anche laggiù, al poligono.
La sollevò di peso, prendendola in braccio e la condusse al piccolo bagno di servizio. La lavò con cura, ripulendo la sua pelle dagli umori del suo orgasmo. Poi, con altrettanta dedizione, l’asciugò delicatamente. La prese di nuovo tra le braccia e l’adagiò sul divano. Le si sdraiò accanto, allacciandola in un abbraccio intimo. Gli piaceva quella sensazione di averla addosso nella calma dopo la tempesta. Non si era mai concesso di viverla, con nessun’altra donna, perché era solo Isabella quella che voleva avere vicino, che poteva penetrare le paure del suo animo ferito e stanco, privato di ogni forma di amore prima di lei.
E ora che finalmente Bella era totalmente sua non avrebbe permesso a nessuno di avvicinarla, specialmente a Jacob.
- Credo che ora tu possa smettere di prendere lezioni da quei due - esordì con un tono di voce brusco e perentorio più di quanto avesse voluto.
Bella ridacchiò, pensando che scherzasse.
- Dici? Dipende… almeno loro mi insegnano veramente a sparare. Tu fai tutt’altro, mi pare! -
Le morse una spalla.
- Ti insegnerò anche quello, e se proprio vuoi, ti posso permettere di andare da Emmett. E basta! –
- Parli sul serio? Ma perché? Che cosa ti dà fastidio se Jacob mi aiuta? Lo fa molto bene… è un professionista e… -
La faccia di Edward diventò decisamente arcigna.
- Infatti… - ringhiò. - Ho visto com’è andata l’ultima volta che ti ha insegnato qualcosa in questo stesso poligono… -
Bella corrugò la fronte, cercando di ricordare cosa potesse aver così irritato Edward.
Dunque. L’unica volta che era stata lì con Jacob era stata quella in cui l’aveva sorpresa ad allenarsi maldestramente a sparare… e si era offerto di aiutarla. Piazzandosi alle sue spalle, come Edward poco prima, l’aveva circondata aderendo a lei con tutto il suo corpo, tenendo le braccia tese a guidare quelle di lei verso il bersaglio.
Ed Edward aveva visto tutto!
- Eri turbata dalla sua vicinanza, non negarlo –
L’accusa era palese nel ghiaccio della sua voce e sentì contrarsi i muscoli stretti contro di lei.
Caspita! Era geloso! Edward era geloso di lei!
Bella nascose un sorriso trionfante e socchiuse le palpebre, sbirciandolo tra le ciglia.
- Beh! Jacob è decisamente un bel tipo… -
Le tappò la bocca con una mano. L’espressione del suo viso era pari a quella di Otello, tanto la sua gelosia bruciava.
- Attenta a quello che dici. Ho ucciso per molto meno! - la minacciò ruvido. – Dopo quella volta, avete cominciato ad uscire insieme… vi ho… visto… e lui era perdutamente innamorato di te… -
Isabella si liberò dalla mano con suprema noncuranza. Il Moro di Venezia aveva ucciso la sua Desdemona, ma lei non aveva paura di Edward. Non le avrebbe mai fatto del male anche se preda della più feroce gelosia.
- Come stavo dicendo prima di essere interrotta… - si leccò le labbra con intenzione, quasi a ripercorrere il suo tocco sulla bocca - Jacob è decisamente affascinante. Qualsiasi donna resterebbe turbata nel sentirlo così vicino… ma non è te - concluse con un sorriso malizioso, che si trasformò in una risata quando lui la guardò truce.
- Sei una piccola peste, sai? Per un attimo ho avuto paura… -
A Edward non era mai piaciuto il legame che alla fine era nato tra loro. Una parte di lui sapeva che erano solo amici e che non l’avrebbero mai tradito, ma un’altra parte… quella più sospettosa, diffidente e cinica… gli diceva che a questo mondo non ci si può fidare di nessuno, nemmeno del proprio migliore amico, e che quando un uomo aveva amato come Jacob aveva amato Bella, tutto era possibile.
Adesso Jake era apparentemente felice con Renesmee, ed Edward gli era abbastanza amico da essere felice per lui, ma non avrebbe mai abbassato la guardia perché nulla gli toglieva dalla testa che una parte del suo cuore appartenesse ancora a Bella!
Una carezza leggera tra i suoi capelli lo distrasse dalle sue fosche valutazioni. Bella lo tirò a sé con quella nuova sicurezza che lo incantò.
- Non c’è nulla di cui aver paura, Edward. Io sono tua. Sono sempre stata totalmente tua. Amo solo te e non hai nessun motivo di essere geloso -
- Geloso, io?! - protestò con foga. - Non sono affatto geloso, è solo che… -
L’occhiata scettica di lei lo costrinse a chiudere la bocca e a piantarla di affannarsi per difendere l’indifendibile. La sua gelosia verso la ragazza era il segreto peggio custodito dopo il suo amore per lei!
Sospirò alzando le spalle, conscio del fatto che ora si era consegnato totalmente a lei, legato mani e piedi.
- Bravo, così mi piaci. Ora basta parlare di Jacob e baciami, piuttosto. Le mie labbra soffrono di solitudine e… -
Con un leggero ringhio, lieto di riprendere il comando della situazione in un campo che conosceva molto bene, le chiuse la bocca con un bacio così rapace e avido che trascorsero parecchi minuti prima che Isabella riuscisse a riemergerne, scombussolata e ansimante. Con il viso arrossato gli si accoccolò contro il petto facendo le fusa come una gatta.
Edward si beò di quella sensazione di pelle contro pelle. Il suo corpo morbido di donna era fatto apposta per incunearsi contro quello solido e duro di lui, e viceversa.
- Senti, Edward, pensi che riuscirò mai a fare l’one hole shot? – domandò ad un tratto Bella.
- Certo. Con me come maestro puoi riuscire a fare qualunque cosa. Non è così difficile, è tutta questione di esercizio - rispose lui, continuando ad accarezzarle il seno. – E comunque, anche se non ci riuscissi con la pistola, ci sono molti modi per fare centro… -
Lei lo guardò senza ben comprendere a cosa lui si riferisse.
- Lascia che ti mostri meglio quello che voglio dire… - mormorò Edward avvolgendola in uno sguardo predatorio.
- Ma Edward, non puoi voler ancora… -
- Tesoro, non penserai che sia tutto qui quello che so fare? Questo era solo l’antipasto! E visto che, come allieva, in questo campo hai anni e anni da recuperare, penso tu abbia bisogno di molto esercizio e di tante lezioni di recupero... oh sììììì… tantissime lezioni di recupero… - concluse con uno scintillio diabolico negli occhi trasparenti.
Così dicendo la schiacciò di nuovo col suo peso e la baciò, deciso a sperimentare anche tutte le possibilità del divano, dopo quelle del tavolo.
Bella, ripetente felice, obbedì agli ordini del suo maestro, e mai allieva fu più collaborativa e diligente con il suo insegnante…

11 commenti:

  1. Bellissima! Mi hai trasportata in quel fresco poligono dove il caldo è tornato appena Edward si è deciso ad aprire il suo cuore a Bella... amo quando gli uomini aprono in quel modo il loro cuore, molto più divertente ed eccitante che mazzi di fiori e sguardi rubati! Adoro questi Edward e Bella e sarebbe bellissimo leggere il pre con il bacio dato attraverso il vetro... e leggere anche un seguito oltre la zona poligono!!! Incrocio le dita e spero che succeda! Un abbraccio e grazie per questa bellissima storia!

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  2. Che dire ....
    Vado a fare la doccia anch'io.
    Molto ma molto eccitante.

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  3. Storia che ho letteralmente divorato!e la trama mi ha ricordato un anime giapponese city hunter!comunque ben scritta e molto passionale

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  4. Santa Pupazza, qué calòr!!! Mi è piaciuta davvero molto: ottimamente scritta, molto sensuale, con un crescendo ben concepito. Le resistenze e le remore di entrambi cadono a poco a poco, come in un lento strip tease, bruciate dal divampare della passione. Brava, veramente!

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  5. “Caldo, troppo caldo!”
    Però!! Finora per me i killer e i giustizieri avevano la faccia sfatta da cane arrabbiato di Charles Bronson, ora completamente soppiantata da quella del caldo Edward di questa shot.
    Scritta benissimo e molto coinvolgente, mi ha fatto sentire un caldo improvviso anche in questa grigia giornata di metà novembre.
    Molto bello il momento di presa di coscienza di Edward (davanti al bar malfamato) dei suoi veri sentimenti e della conseguente decisione di confessare il suo amore a Isabella. Si arrende al sentimento dopo avere sempre rinunciato per una sorta di rispetto cieco, e quasi obbligato, all’amico morto in azione. Io credo che Riley gli abbia consapevolmente affidato la cura della sorella minore, sapendo quanto avessero bisogno l’uno dell’altra dopo la sua scomparsa.
    Brava, amica autrice, la scena di sesso è una figata pazzesca, carnale e nello stesso tempo piena d’amore. Da far venire i brividi e i sudori contemporaneamente!!

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  6. Wow! Aspè che mi devo riprendere...
    ...
    Ok, la storia mi è piaciuta un sacco, scritta molto bene e ricca di descrizioni. La scena hot è... caspita! Davvero parecchio hot!
    Mi è piaciuto molto come il nostro Edward abbia preso finalmente coscienza di quello che prova per Bella e abbia deciso di lasciarsi andare. Davvero complimenti.
    Grazie per averla condivisa con noi

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  7. Uuuuhhh! Pigmalione e Otello! Qui c'è una cultura di stampo classicoooo! He he. Bellissima, scritta benissimo e coinvolgente. Edward giustiziere con la glock mi fa sangue. È bella perché ha il passo di una long (pensaci perché gli ingredienti ci sono tutti: un passato sofferto, un presente pericoloso, un futuro che può essere tutto), le descrizioni sono precise e ben articolate e la scena hot è molto accurata e si vede che hai letto roba erotica buona e ne hai fatto un uso personale (bravissima, non è facile). Il mio complimento va soprattutto al fatto che comunque hai saputo spiegare perché di un sentimento profondo come l'amore, quando io non ci riesco mai. Sei stata super!
    -Sparv-

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  8. 1 punto da parte di Vanessa Nacci che non riesce ad accedere a internet

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