ONE HOLE SHOT
Quella
notte faceva caldo.
Molto, troppo
caldo.
Un caldo innaturale,
pesante, di quelli che ti opprimono il respiro e impediscono di ragionare
lucidamente, avvolgendoti in spire soffocanti come quelle di un boa
strisciante.
La finestra
era aperta, ma non un filo d’aria soffiava nella sua direzione per darle un
minimo di sollievo.
Era
impensabile continuare a dormire in quelle condizioni.
Isabella scalciò con
insofferenza le lenzuola fradice del suo sudore che, nonostante indossasse
soltanto reggiseno e mutandine, le si erano comunque appiccicate alle gambe.
Ci vuole una doccia,
pensò.
Sì. Era l’unica cosa che
potesse regalarle un pizzico di frescura.
Si alzò
stancamente, combattendo la pigrizia che le suggeriva di non muovere un solo
dito, visto che ogni più piccolo movimento la sfibrava e la faceva sudare
ancora di più.
Infilò il corridoio al
buio, tanto lo conosceva perfettamente, e non si curò nemmeno di coprirsi,
convinta com’era che Edward non fosse in casa. Erano le due di notte e non lo
aveva sentito rientrare. Chissà cosa stava facendo quello scapestrato del suo
socio! Probabile che si fosse fermato a dormire fuori, da qualche parte, magari
abbracciato a una bottiglia vuota in qualche vicolo buio. O piuttosto
avvinghiato a quelle ben più morbide e voluttuose di una forma femminile.
Non voleva pensare a
quella che sicuramente era la verità.
Scrollò la testa,
scacciando quel pensiero tremendamente molesto. Non aveva senso pensare a
qualcosa che la faceva ribollire ancora di più, visto che già moriva di caldo!
Aprì la porta del bagno,
si spogliò velocemente e si infilò direttamente sotto il getto freddo della
doccia, ignorando la vocina della sua coscienza che le ricordava che l’acqua
tiepida sarebbe stata più efficace e salutare.
Non poteva
resistere un minuto di più!
Si godette
il flusso di frescura liquida per diversi minuti, sentendo che l’oppressione
che provava al petto finalmente scivolava via, scorrendo insieme all’acqua.
Peccato non poter
rimanere qui per tutta la notte, si disse, chiudendo il
rubinetto e uscendo dalla doccia.
Afferrò un asciugamano e
lo avvolse intorno al suo corpo. I capelli li lasciò gocciolare sulle spalle,
tanto, corti com’erano, si sarebbero asciugati presto lasciandole, nel
frattempo, la sensazione di un'oasi di frescura.
L’idea di
tornare nella fornace della sua stanza non le sorrideva per niente, perciò
decise di ritardare il momento fatale e di scendere in cucina a bere qualcosa
di fresco.
Si infilò la biancheria
intima pulita in un lampo, poi si diresse verso le scale, sempre muovendosi nel
buio.
Davanti alla porta della
sua stanza esitò un istante. Pensandoci meglio, forse era il caso di mettersi
addosso qualcosa, caso mai Edward avesse scelto proprio quel momento per
rientrare.
Fece una breve
incursione in un cassetto del suo comò, rovistando fino a che non trovò una
camicia da notte di seta color rosa pesca che Rose le aveva regalato per il suo
ultimo compleanno e che non aveva mai usato. Decisamente corta e sostenuta da
spalline finissime, era fin troppo sexy e rivelatrice, per i suoi gusti, ma
comunque abbastanza decente per soddisfare lo scopo, dato che quel tessuto
fresco e leggero era il massimo che fosse in grado di tollerare sulla pelle con
quel caldo.
Tolse il reggiseno, perché
il corpetto lo sosteneva comunque benissimo, anche se lo lasciava un tantino
troppo esposto. Non se ne preoccupò minimamente, cosciente com'era del fatto
che, se anche per un capriccio del destino, Edward l’avesse incrociata,
l’avrebbe a malapena degnata di uno sguardo. Come sempre, del resto.
Per lui, era tutto
fuorché una donna, quindi non era della sua lubrica attenzione che doveva
temere, quanto piuttosto la sua totale indifferenza.
Con un sospiro sofferto
soffocò l’amarezza, uscì dalla camera e si avvicinò di nuovo alle scale.
Resistette alla tentazione di andare a sbirciare nella stanza di Edward per
verificare con i suoi occhi quello che il suo cuore già sapeva. Lui era ancora
e sempre impegnato nella sua machiavellica e cervellotica impresa: la grande
fuga. L’eterna e costante lotta per tenerla lontana e fuggire da lei, la povera
creatura indifesa incapace di condividere la sua pericolosissima e sporca vita
di giustiziere.
Che cretino!!
Prima o poi sarebbe
riuscita a metterlo con le spalle al muro e dirgli ciò che veramente provava
per lui. Da sempre. Da quando suo fratello Riley aveva cominciato a lavorare
con lui.
Il miraggio di una
bevanda rinfrescante si affacciò nuovamente e con prepotenza alla sua mente
distogliendola dal suo pensare. Quindi seguì con la punta delle dita il
corrimano per pura prudenza, anche se conosceva quei gradini così bene da
poterli affrontare anche a occhi chiusi.
Arrivò in cucina, aprì
la porta del frigo e riempì un bicchiere di tè. Lo bevve avidamente, in barba a
ogni precauzione sull’ingerimento di alimenti troppo freddi: solo il diavolo
poteva sentirsi a suo agio a quelle temperature!
Temporaneamente
soddisfatta, posò il bicchiere nel lavello e si avviò per tornare in camera
sua, decisa a tentare l’impresa impossibile di riprendere sonno.
Ma chi mai mi costringe
a dormire per forza nella mia piccola stanza soffocante?,
si domandò in silenzio.
C’erano almeno due posti
freschi nella casa: la terrazza e il poligono di tiro.
Dormire in terrazza,
sotto un tetto di stelle, la tentava parecchio. Ma la mattina dopo si sarebbe
trovata sicuramente esposta agli sguardi curiosi e viscidi di qualche vicino
ficcanaso armato di binocolo. Sarebbe stato troppo imbarazzante!
La scelta del poligono
era molto più sensata.
Posizionato nella parte
seminterrata della casa, aveva la frescura di una cantina e, se anche Edward si
fosse deciso a tornare a casa, cosa di cui dubitava, non se ne sarebbe nemmeno
accorto. Il poligono le offriva anche il vantaggio di essere dotato di un
divano piuttosto comodo. Lo aveva piazzato lì lei stessa per dare la
possibilità a Edward di riposarsi nelle pause dei suoi allenamenti. Lui aveva
protestato parecchio per quella sua iniziativa, sbraitando indignato che non
era un mollaccione, ma quante volte poi lo aveva beccato proprio lì a
rilassarsi in beata solitudine!
Quella sera, l’oggetto
della discordia sarebbe stato elevato a buon diritto al rango di letto di
fortuna.
Ormai risoluta per la
decisione presa, scese le scale che portavano al sotterraneo.
Arrivata davanti
all’ingresso del poligono fu sorpresa di vedere una sottile lama di luce che
filtrava sotto la porta.
Che Edward l'abbia
dimenticata accesa dall’ultima volta che è stato qui?
Irritata per quella
distrazione, aprì la porta con decisione scoprendo che il poligono non era
affatto vuoto.
Lui era lì!
E si stava allenando con
la sua fedele Glock. Serio e concentrato com’era sempre, quando si muoveva
nell’ambito del lavoro.
Teneva le gambe leggermente
divaricate, il braccio teso e potente, con i muscoli in rilievo.
Come sempre
non indossava le cuffie protettive per le orecchie, ma ormai i suoi timpani
erano così allenati a sentire gli spari che non ne avevano più bisogno.
Non si girò al suo arrivo,
ma Isabella sapeva senza ombra di dubbio che lui se n’era accorto. Non gli
sfuggiva mai niente.
Si attardò ad
osservarlo, beandosi delle linee perfette del suo corpo virile. C’era qualcosa
di così maschio, di così potente in lui mentre sparava. Forse perché in quel
momento teneva nelle sue mani il potere di vita e di morte? La sua freddezza,
la sua precisione, la sua infallibilità, lo rendevano simile a un dio, pronto a
dispensare i suoi favori a suo capriccio. Magari quel paragone non era del
tutto vero, visto che Edward aveva comunque una sua morale e non distribuiva
mai la morte con leggerezza e superficialità, quanto piuttosto si accertava di
assicurare i criminali alla giustizia.
Accarezzò con lo sguardo
i suoi capelli color miele, così invitanti da farle desiderare di poterci
tuffare dentro le mani per saggiarne la morbidezza. Si chiese come avrebbe
reagito se gli si fosse avvicinata alle spalle e gli avesse cinto la vita con
le braccia appoggiandogli la testa sull'ampia schiena.
Sogni, fantasie impossibili,
che non si sarebbero mai realizzate. Sospirò, furiosa con sé stessa per la sua
esasperante timidezza, che le impediva di prendere in mano la situazione e
dirgli chiaramente quali fossero i suoi sentimenti per lui.
***
Edward finì la sua
scarica di colpi, poi, con gesti calmi e misurati, si liberò dei bossoli e
ricaricò la Glock, consapevole della presenza di Isabella alle sue spalle.
La sentiva.
L’annusava, come un
animale fiuta la sua preda.
Ogni cellula del suo
corpo era addestrata a riconoscerla… e anche a tenerla a debita distanza, come
materiale pericoloso. Potenzialmente esplosivo. OFF LIMITS!!
Rafforzò
impercettibilmente la stretta sull'arma, deciso a continuare a sparare senza
tradire il fatto che si fosse accorto della sua presenza.
Perché mai sei in giro a
quest’ora?, si domandò mentalmente.
Probabilmente per il
caldo. Già. Un’ondata di caldo eccezionale che stava obbligando New York a
boccheggiare come un pesce rosso trascinato fuori a viva forza dal placido mare
della sua boccia di vetro.
Succedevano cose strane
in quei giorni. Quel caldo esagerato stava dando alla testa un po’ a tutti. E
ne risentiva anche lui. Bastava pensare al suo anomalo comportamento di quella
sera, per capirlo.
Subito dopo cena, era
uscito come sua abitudine, intenzionato a far baldoria. Ma quando aveva infilato
la porta, non era riuscito a evitare di cogliere l’espressione triste e
rassegnata di Isabella, che lo aveva trafitto come una staffilata.
Aveva cercato di
scrollarsela di dosso e di scacciarla dalla mente, deciso a tirare dritto per
la sua strada. Ma quella sensazione fastidiosa, nota comunemente con il nome di
senso di colpa, gli si era appiccicata addosso, molto più del sudore, e
gli aveva avviato dentro un moto ondoso di nervosismo che non sapeva come
gestire e che gli impediva di rientrare nello spirito goliardico che stava
cercando di provare.
Aveva pensato che
aggregarsi ad un amico sarebbe stata la soluzione ideale ma, quella sera,
niente sembrava destinato ad andare per il verso giusto.
Jacob, il suo compagno
più naturale di bisbocce, gli aveva dato buca senza pensarci un attimo.
- Preferisco passare la
serata nella vasca da bagno con Renesmee. È decisamente più carina e interessante
di te! E poi... perché cavolo non te ne stai a casa con quella sventola di
Bella? Se non lo fai tu, prima o poi ci penserà qualcun altro, fesso da primato
che non sei altro! - gli aveva detto con un ghigno canzonatorio e un bagliore
luciferino negli occhi scuri che gli aveva fatto capire che, quel qualcun
altro, avrebbe potuto
benissimo essere lui stesso, molto, molto volentieri!
Che
gran figlio di puttana!!
C'era mancato poco che,
per la rabbia, non gli avesse sparato in mezzo agli occhi!
Quanto a Emmett… puah!
Quello per certe cose era sempre stato una causa persa!
A parte che si
considerava ancora in luna di miele - e qui non gli si poteva dare torto, a
dire il vero, visto che erano passate solo tre settimane dal suo matrimonio con
Rosalie e non si sarebbe mai staccato da lei per unirsi ai suoi giri. I locali
notturni non gli interessavano nemmeno prima, le donne men che meno. Il bere
poi lo poteva trovare a volontà anche nel suo bar e, dulcis in fundo, aveva nel
DNA, la stessa propensione al divertimento che poteva avere una mummia
egiziana!
Aveva provato anche con
Jasper, ma persino lui gli aveva dato forfait senza rimpianti.
Aveva ospite a casa sua
una bella dottoressa australiana, giunta in America a trovarlo perché
interessata ai risultati di alcune sue ricerche. I suoi modi da maniaco del
sesso, facevano dimenticare che era un genio della medicina e, quella sera, era
impegnato a progettare assalti notturni su quell'inaspettato bocconcino che gli
era piovuto in casa per bontà divina. Non aveva voglia di perdere tempo con un
altro maniaco par suo.
Rassegnato, Edward aveva
gironzolato qua e là nei soliti locali, ma senza lasciarsi andare a bere troppo
e concedendosi solo qualche distratta palpatina alle cameriere. Solo distratta,
però, perché quando aveva soltanto provato ad accennare qualcosa di più, due
dolci e tristi occhi nocciola si erano intrufolati sul più bello nei suoi
pensieri, bloccandolo completamente.
Ma che cosa mi succede?
Con rabbia
aveva diretto i suoi passi verso il centro e guarda caso, si era trovato
davanti ad un locale che suscitava in lui ricordi decisamente struggenti: il
Sunrise Hill.
Quel locale non gli era
mai piaciuto granché, era troppo di classe per uno come lui. Ma ci aveva visto
Isabella in compagnia di Jacob. Bella, elegante, sensualmente donna come non
l'aveva mai vista.
Cazzo, sto diventando
disgustosamente smielato e romantico… ma che c’è nell’aria stanotte?
Era una serata così
strana, nervosa, folle.
Percepiva uno strano
profumo, un profumo di magia.
Profumo di… Isabella.
Cazzo, sì.
Il profumo della sua pelle, quel suo inebriante odore di fragola, che pareva
insediarsi nelle sue narici e rispuntare fuori nei momenti meno opportuni per
rammentargli tutto quello a cui stava vanamente cercando di sfuggire. Quell’essenza
di donna che si univa all’effetto dell’estate, con la natura in pieno rigoglio,
che risveglia la carne… compresa quella del suo amico, che da una vita
non vedeva l’ora di entrare in azione con la fanciulla dai capelli castani e
non sapeva più come farglielo capire!
Il solo
pensiero lo rese ancora più furioso e, come uno stallone selvaggio che
cominciava a sentire il morso delle redini sul collo, si era diretto verso un
locale di tutt’altro genere, una bettola che definire infima era un puro eufemismo.
Ma non era
riuscito a entrare.
Era rimasto
fermo in piedi, davanti all’ingresso, le mani in tasca, ingessato come un
blocco di marmo.
Sapeva bene
cosa avrebbe trovato lì dentro: alcool a fiumi, sesso con e senza pagamento, a
secondo della dea fortuna, e un altro scalino in discesa verso la sua
degradazione completa, uno dei tanti che aveva imboccato più o meno volontariamente
nella sua miserabile vita.
Un altro
scalino verso l’Inferno da cui solo lei, Isabella, poteva liberarlo. Lei che
non sarebbe mai stata in un locale come quello, pura e dolce com’era. Lei che
lo aspettava fiduciosa a casa. Sempre paziente. Senza mai chiedere.
Sua.
Totalmente
sua.
Sua, anche
quando la deludeva.
Sua, anche
quando la faceva impazzire di rabbia.
Erano mesi,
anzi anni, che lo stava aspettando. E
quell’attesa si era fatta più spasmodica e convulsa, dopo quello che aveva
osato dirle nella radura, il giorno del matrimonio di Emmett e Rosalie.
Il giorno
dopo avrebbe dovuto incontrare uno dei trafficanti di droga più pericoloso in
circolazione. Aveva progettato la trappola insieme al capo della polizia. La
paura che aveva letto negli occhi di Isabella lo aveva fatto cedere… e si era
esposto.
Io
sopravviverò…. e lo farò per la persona che amo! Questo è il mio modo di amare!
Ma non posso darti di più…
Così le
aveva detto, ammettendolo per la prima volta apertamente. Ma dopo? Cosa aveva
fatto dopo?
Niente.
Non l’aveva
sfiorata con un dito.
L’aveva
riportata a casa illesa e illibata come mamma l’aveva fatta e aveva ripreso allegramente
la sua vita di prima, fatta di sesso e divertimento nella pause del lavoro, come
se niente fosse.
Bella non
aveva fiatato, vittima della sua atavica insicurezza, ma il suo sguardo confuso
e amareggiato aveva espresso magnificamente il suo stato d’animo nascosto.
Ormai era
un esperto del voltafaccia, ma quella volta era stato davvero stronzo!
O forse no.
La volta in
cui lo era stato ancora di più fu quando l’aveva baciata.
Non si
poteva dire che fosse stata un’esperienza soddisfacente al cento per cento,
visto che c’era uno spesso vetro tra loro e si trovavano sulla nave dei Volturi,
commercianti d’armi e feroci assassini, in procinto di affondare.
Anche così,
però, era stato emozionante appoggiare le labbra in corrispondenza delle sue e
vederle chiudere gli occhi mentre si abbandonava a lui.
Ancora non
riusciva a capire come mai la sua temperatura corporea non avesse fuso quel
dannatissimo vetro!
E cosa
aveva fatto dopo quella pubblica manifestazione d’amore?
Ancora una
volta niente.
Così come quando
aveva approfittato della sua breve amnesia, conseguenza di un ferimento, e
venne portata via da una banda di rapinatori che volevano ricattarlo. In
quell’occasione l’aveva baciata davvero, assaporando il gusto di quelle labbra
morbide che si erano aperte a lui e al suo desiderio, senza paura.
E si era
defilato, alla chetichella, come un vigliacco quando si era ripresa. Aveva taciuto
e negato, allontanandosi ancora una volta da lei.
E adesso?
Cosa doveva
fare, adesso?
Aspettare
che si trovassero in un’altra situazione estrema prima di regalarle ancora una
briciola di se stesso? E andare avanti fino a quando non fosse capitato
qualcosa di brutalmente definitivo a uno dei due che avrebbe messo fine a quel
gioco perverso?
Che modo
sconsiderato di sprecare la proprio vita! Che idiozia buttare al vento un amore
così grande, lasciando che sfiorisse per mancanza di nutrimento.
Tutto
questo era una follia.
E c’era
voluta quella botta di caldo tremendo per fargli ripartire i neuroni e
farglielo capire. Qualunque ragionamento lo avesse portato a cercare di tenerla
lontana da sé, era un contorcimento mentale che non aveva più alcun
significato.
Isabella
viveva con lui da quattro anni, ormai, da quando il fratello Riley, suo
compagno di battaglia, quello che gli aveva insegnato tutto di quel suo lavoro
così pericoloso, gliel’aveva affidata prima di morire tra le sue braccia,
colpito in pieno petto dal traditore corrotto che stavano inseguendo da tempo.
Bella aveva
poco più di diciotto anni allora, ma Riley sapeva che solo il suo amico avrebbe
potuto proteggerla. Si era fidato di lui, e lui non aveva nessuna intenzione di
tradire quella fiducia, arrivando così a negare i suoi sentimenti.
Porca miseria! Era la
persona con cui aveva vissuto più a lungo in tutta la sua vita! Ed era
sopravvissuta a rapimenti, pallottole impazzite, colpi di bazouka… e anche ai
suoi insulti nel non considerarla una donna, cercando così di avvalorare il suo
disinteresse per lei, ferendola più di qualunque altra arma.
Isabella aveva
conosciuto tutta la sporcizia della sua vita, esplorando fino in fondo le ombre
buie che lordavano la sua anima. Conosceva tutto il suo passato e lo aveva
accettato senza problemi.
Lui,
cresciuto in un villaggio cambogiano, educato da guerriglieri spietati che lo
avevano trasformato in un baby killer. Lui, fuggito poi da quella realtà grazie
proprio al fratello di Bella che lo aveva liberato e portato negli Stati Uniti,
trasformandolo, all’età di vent’otto anni, nel miglior giustiziere di New York,
dove le sue doti di killer, gli avevano permesso di liberare la città dai
delinquenti comuni collaborando con la polizia.
Per
fortuna, nulla di ciò che aveva conosciuto del suo passato, era riuscito a
intaccare la sua anima pura e innocente. Anzi. Era come se qualunque cosa lei
toccasse, per quanto sporca essa fosse, venisse contagiata dalla sua purezza e
si rigenerasse, cominciando a vivere una vita nuova, più pulita e migliore.
Ed era
riuscita a trasformare totalmente anche lui. C’era un abisso tra l’uomo che era
stato prima di conoscerla e quello che era diventato dopo. La sua vita aveva
uno spartiacque: quella prima e dopo Isabella, come per la maggior parte
dell’umanità era stato l’avvento di Cristo.
E allora perché
si stava ostinando così caparbiamente a tenersi lontano da quella fonte di
gioia, da cui invece, agognava tanto bere?
Era
masochismo.
Era
un’autopunizione, l’incapacità più assoluta di ammettere di aver preso una
decisione sbagliata da tanto tempo e da cui non trovava la forza di uscire.
Era tutto questo.
E molto di più.
Era paura.
Una paura
fottuta di ammettere quanto lei fosse
importante per lui.
Paura di consegnarle
la sua vita, facendo lievitare all’ennesima potenza il terrore di perderla.
Ma poteva
aumentare più di così?
Lui aveva
già il terrore di perderla!
Edward
Cullen, ma quanto sei imbecille!
A quel
punto un uomo gli aveva urtato la spalla e lo aveva apostrofato con parole
volgari per avergli ostacolato la strada verso l’ingresso del locale. Lo aveva
guardato gelido e aveva deciso di lasciar perdere: era solo un povero diavolo,
in preda ai fumi dell’alcool. E aveva anche ragione. Da quanto era in piedi lì
davanti, immerso nelle sue riflessioni?
Lentamente
girò le spalle alla porta della dannazione eterna e a passi, dapprima esitanti
poi via via più veloci, aveva preso la strada di casa, con una decisione
epocale finalmente presa: avrebbe parlato seriamente con Bella mettendo fine
alla sofferenza di entrambi. Si sarebbe finalmente nutrito a quella fonte a
piene mani, e al diavolo tutte le sue titubanze assurde.
Galvanizzato
da quella risoluzione, era tornato a casa a tempo di record. Si era fermato
davanti alla porta della stanza di Bella con l’istinto che pretendeva di infilarsi
direttamente nel letto della ragazza e affidare al suo corpo ogni trattativa.
Ma non era
una mossa leale e corretta quella di approfittare così bassamente dell’ascendente
che aveva su di lei, senza nemmeno regalarle una parvenza di corteggiamento.
Impaziente
e innervosito per le ore che ancora mancavano all’alba del nuovo giorno, quello
che avrebbe sancito il suo ingresso nell’universo degli esseri finalmente
raziocinanti, si era chiesto che cosa poteva fare per ingannare l’attesa, visto
che sapeva che non sarebbe mai riuscito a dormire… e il poligono era sembrata
la scelta migliore.
Sparare era
un ottimo sistema per tenere sotto controllo i nervi.
Magari
poteva anche concedersi lo sfizio di immaginare che il bersaglio fosse una
certa testa di cazzo che osava chiamare sventola la sua donna,
fantasticando di metterle le mani addosso ogni momento.
I colpi si
succedevano uno dietro l’altro, cercando la sagoma davanti a lui. Ogni colpo un
ricordo di ciò che era stata la sua vita da sempre. Senza una famiglia,
trasformato prima in un killer poi in un giustiziere per difendere chi era in
difficoltà. Una sorta di riscatto, se vogliamo, che però lo aveva chiuso in una
solitudine dovuta alla paura che i suoi inevitabili nemici avrebbero potuto far
del male alle persone a lui care. Come era successo al fratello di Bella.
Non poteva
permettersi di perderla. Non ora che aveva finalmente accettato il sentimento
che lo univa a lei.
Scaricò la
sequenza di colpi uno dentro l’altro, prendendo atto che il caso aveva voluto
che l’agnellino era venuto a infilarsi dritto dritto nella
tana del lupo.
E il lupo aveva molta,
moltissima fame!
***
- Che ci
fai lì impalata? Se vuoi entrare, entra - disse la belva alla sua preda.
Parlò
proprio nel momento in cui Bella stava per andarsene.
Ma
quell’ordine perentorio, la fece trasalire. Edward le aveva parlato senza
guardala, ma ricaricando l’arma e tornando a puntare il bersaglio.
Entrò,
chiudendosi la porta alle spalle e lo guardò eseguire, con precisione
certosina, il suo leggendario colpo da maestro: l’One Hole Shot. Questo sembrò
soddisfarlo, perché a quel punto, abbassò la pistola e, finalmente, si voltò
verso di lei.
Non era
preparata ad affrontare l’urto improvviso dei suoi penetranti e magnetici occhi
verdi, specialmente perché questa volta colse una luce strana in essi. Una luce
che si accese quando, per un breve istante, lo sguardo di Edward la percorse
dalla testa ai piedi, per tornare poi impenetrabile come sempre.
Edward, di
contro, era rimasto senza fiato. Era stato come ricevere un colpo in pieno
petto a vederla con quella camicia da notte di seta.
Ma da dove cazzo è uscita? Non è il genere di indumento che
preferisce di solito!
Camicie da
notte con buffi orsetti, pigiami con fiorellini rosa e azzurri… quello era il suo consueto abbigliamento
notturno! Lo conosceva bene, perché non c’era notte che non passasse in camera
sua per controllare che andasse tutto bene e… per guardarla dormine il sonno
del giusto.
Quindi
perché ora indossava una cosa simile? Quella era tutta un’altra storia.
Chiunque l’avesse scelta per lei, doveva essere benedetto da Dio!
Trattenne a
stento l’impulso di leccarsi le labbra, come un goloso davanti a un bocconcino
prelibato.
Era
stupenda.
Quella
tonalità esaltava magnificamente il suo roseo incarnato, creando un armonioso contrasto
con il colore dei suoi capelli che, morbidi e corti, si arricciavano un po’ sul
collo. Umidi.
Mmh, probabile che abbia fatto una doccia per rinfrescarsi.
L’idea del
suo corpo nudo sotto l’acqua lo surriscaldò immediatamente, quindi si affrettò
a cancellare dalla mente quell’immagine per evitare di bruciare per
autocombustione.
Mentre il
suo sguardo la percorse più volte esaminando ogni dettaglio di quel corpo
perfetto, Bella si meravigliava di quella sua reazione così diversa dal solito.
La stava guardando, e la vedeva davvero. La vedeva come mai aveva fatto prima.
Solo in
quel momento Isabella si rese conto di quanto fosse esposta al suo sguardo. Ma
non si tirò indietro, questa volta, e lasciò che Edward lo riempisse di lei.
E l’uomo
non si impedì di mangiarla con gli occhi, approfittando del fatto che quell’indumento
era così corto da lasciare esposte allo sguardo le gambe lunghe e ben tornite,
che confluivano in due piedini aggraziati e delicati. Allo stesso tempo aderiva
al corpo come una seconda pelle, esponendo così al suo sguardo bramoso, i fianchi
snelli e la pancia piatta, una vita così sottile da poterla quasi circondare
con le dita ben distese, un seno alto e orgoglioso, capace di riempirgli le
mani senza difficoltà, le belle spalle e il lungo collo sottile, sottolineati
dalle spalline… e poi, la gloria del suo bellissimo viso. Il piccolo mento
ostinato, le belle labbra rosse e sensuali, il nasino impertinente, le lunghe
ciglia e quegli occhi… occhi di gazzella, occhi di angelo che gli frugavano
nell’anima.
Gli avrebbe
permesso di amarla come meritava? O era ormai troppo tardi, visto il suo
comportamento libertino che non le aveva mai nascosto per cercare di
allontanarla il più possibile da sé?
Forse il
fatto che restasse lì, in piedi, a lasciarsi guardare era un modo per fargli
capire che era lì per lui. Doveva essere così, perché di una cosa Edward era
certo: era tardi per tornare indietro. Aveva lottato con tutto se stesso da
anni per evitare questo momento, e ora non poteva fare nulla per fermarsi. Non
dopo essersi concesso di sognarla sotto di lui, in estasi, mentre le affondava
dentro con ritmo intenso e regolare.
No. Era
andato troppo oltre. E lei era tentazione pura, tanto più irresistibile perché,
nella sua innocenza, non aveva nessuna consapevolezza di tenerlo in pugno con
la sua sensualità.
Però sapeva
di doverci andare piano.
Con Bella
doveva procedere lentamente, con calma. Doveva darle il tempo di adeguarsi alla
nuova situazione, quella che anche lei desiderava ma che credeva impossibile.
Doveva…
sedurla. Portarla a piccoli passi verso di lui, finché non si fosse abbandonata
fiduciosa tra le sue braccia, dimenticando tutto il male che le aveva fatto.
Riley… amico mio… comprendimi, ti prego!,
pensò rivoltò al fratello di lei.
- Io… non
mi ero accorta che tu fossi rientrato… - disse, rompendo quel silenzio pesante
e pregno di significati nascosti sceso su di loro.
Edward la
guardò in tralice.
- Non è
molto che sono tornato. Sono venuto direttamente qui perché non avevo nessuna
voglia di dormire. Stasera fa troppo caldo –
- Ah! –
Isabella si
morse le labbra abbassando lo sguardo. Beh, quando voleva Edward sapeva come
rientrare senza farsi sentire. Non sarebbe stato l’uomo che era, altrimenti!
- E tu, che
ci fai qui? - le chiese diretto.
- Ah... ehm...
ecco, ho pensato che… visto che… che qui fa più fresco, avrei potuto… insomma…
-
La
sbirciata che diede verso il divano alla sua destra chiarì il suo pensiero
meglio di mille parole.
- Mmmhh…
non male come idea. Magari potremmo giocarcelo ai dadi… oppure a chi fa più
volte centro al bersaglio! - se ne uscì lui con un sorrisino.
Isabella
rialzò la testa di scatto pronta a dargli una risposta pepata, ma lo scintillio
divertito che scorse nel suo sguardo ammiccante., la fece desistere.
- Divertente…
- sbuffò. - Come se non fosse chiaro da subito chi vincerebbe! –
Lui rise,
gettando indietro la testa.
- Non si
può mai dire. Esiste anche la fortuna del principiante! - scherzò facendole
l’occhiolino. Vedendo che lei girava la testa offesa, ridiventò serio. - Se
vuoi, posso darti qualche lezione di tiro –
- Tu
daresti lezioni di tiro a me? – domandò sorpresa, strabuzzando gli
occhi. - Ma se hai sempre detto che non vuoi assolutamente che impari a
sparare! Hai perfino manomesso la pistola di Riley per impedirlo! – concluse
con una punta di amarezza nella voce.
- È vero! –
annuì pensieroso. - Ed è per rispettare la mia volontà, che da due settimane a
questa parte, tutti i martedì, vai a casa di Emmett per imparare, mentre il
giovedì è Jacob che ti fa da maestro? - buttò lì lui implacabile, con una
leggera punta di acidità nella voce quando pronunciò il nome di Jacob.
Bella
impallidì, poi arrossì vistosamente.
- Tu… lo
sapevi! –
Edward non
disse nulla. Ovvio che lo sapeva. Non c’era niente di lei che gli sfuggisse!
Beh, no! Per la verità un piccolo particolare gli era sfuggito. Non si era reso
conto fino in fondo di quale corpo stupendamente sexy si celasse sotto i
semplici vestiti di jeans e magliette che lei amava indossare e che ora, quella
striminzita camicia da notte di seta, gli stava sbattendo in faccia.
Alzò le
spalle, fingendo indifferenza e tendendo ogni muscolo per mantenere il
controllo del suo corpo. Lei non poteva immaginare quanto fosse vicino dal
saltarle addosso!
Piano,
Edward. Devi andare piano!, si ammonì severamente.
- Senti,
Edward... non l’ho fatto per il semplice gusto di andare contro la tua volontà.
È che c’è in ballo la nostra vita! Non puoi pensare di riuscire sempre a
proteggermi da solo, e io sono stanca di essere un peso morto per te. Devo
poter fare qualcosa di concreto, mi devo poter difendere e, all’occorrenza,
devo anche poterti aiutare! Io penso che… -
- Hai ragione
- la interruppe lui tranquillo.
Bella restò
interdetta.
- Scusa,
per caso hai detto che io ho… -
- Hai
sentito benissimo – rispose con un sorrisino ironico.
Restò muta.
Un Edward che le dava ragione senza discutere era un evento senza precedenti,
una specie di miracolo, per dirla tutta.
- Quindi,
visto che siamo d’accordo, perché ti stupisci tanto se voglio essere io a insegnarti?
Fino a prova contraria sono il migliore, non credi? - puntualizzò senza falsa
modestia.
Poi, alzando
un sopracciglio e piegando il dito indice, le fece un gesto eloquente per
invitarla ad avvicinarsi.
Isabella non
trovò un solo valido motivo per rifiutare quell’invito, anche se qualcosa nei
suoi modi le suscitò all’istante un senso di allarme, mentre l’aria si caricava
di elettricità. Si mosse verso di lui con passi esitanti e, quando gli fu di
fronte, afferrò l’arma che lui le tendeva.
Mentre lei
si avvicinava, Edward aveva provveduto prontamente a ricaricarla. Quale immenso
onore le concedeva di provare a sparare con la sua amata Glock, fedele compagna
di tante battaglie!
- Dai,
fammi vedere cosa sai fare - la invitò serio.
Lei rialzò
la testa con orgoglio, annuì e si mise in posizione per sparare. Quando stava
per esplodere il primo colpo, Edward la fermò con una domanda:
- Non è meglio
se metti le cuffie, prima? –
Lui era un
professionista e poteva farne a meno, ma lei era una principiante e doveva
imparare a cautelarsi.
Bella
arrossì, ma decise di tenergli testa.
- Le cuffie
mi danno fastidio, non riesco a sparare bene con quelle addosso! –
Dopo una
breve esitazione, Edward annuì. Anche a lui avevano sempre dato fastidio, non
poteva farle nessun appunto se soffriva del suo stesso problema. E poi
l’acustica in quel poligono era perfetta. Era stato costruito apposta per
assorbire tutti i rumori come una spugna, e il rischio di danneggiare l’udito
era veramente infinitesimale, anzi, entrare in una discoteca era molto più
pericoloso!
Soddisfatta
di aver vinto quel punto, senza sapere che non era per particolare merito suo, Bella
si girò di nuovo verso il bersaglio. Ogni soddisfazione scemò rapidamente quando
si rese conto che si sentiva la testa come svuotata. Maledizione, la presenza
di Edward la rendeva così nervosa che riusciva a cancellarle dalla mente tutto
quello che aveva imparato.
Che cosa c’è stasera che mi mette in questo stato di
agitazione estrema?
Con
determinazione ritrovò la concentrazione necessaria, fissò il bersaglio
escludendo ogni cosa che la potesse distrarre.
Non fare la
sciocca. Respira, Bella. Respira lentamente… cerca di ricordare quello che ti
hanno insegnato Emmett e Jacob, e fagli vedere chi sei!
La tensione
le tirava i muscoli, ma lei non cedette all’ansia e cominciò a sparare.
Uno.
Due.
Tre colpi.
Lentamente,
uno dopo l’altro, quasi con esitazione.
Poi osò
spararne altri tre in rapida successione.
Non sperava
certo di poter fare un One Hole Shot, ma quando si concesse di osservare meglio
la sagoma fu piuttosto soddisfatta del risultato: era andata molto vicino al centro
con tutti e sei i colpi.
Si girò
verso Edward in attesa del suo giudizio.
- Mmmhhh,
non male. Puoi fare di meglio – le disse inarcando un sopracciglio. - Tieni la
pistola troppo stretta… devi avere la mano un po’ più morbida… -
Bella si
voltò delusa, ricaricò la pistola sforzandosi di trattenere le lacrime.
Accidenti! Non c’era verso, per lui era proprio un
impiastro!
Sollevò
l’arma, pronta a sparare di nuovo.
Lui le
arrivò alle spalle e si piazzò dietro di lei, proprio come aveva fatto un mese
prima Jacob, sempre in quello stesso posto, quando si era offerto di insegnarle
a sparare.
La mano grande
e forte di Edward le sfiorò con noncuranza il braccio per tutta la sua
lunghezza fino a posizionarsi sulla sua con fermezza. L’altra le scivolò
delicata sul fianco quasi a volerla sostenere.
- Allenta
un po’ le dita. Devi sostenere il peso della pistola, è vero, ma un po’ di
delicatezza in più ti farà guadagnare in precisione… - le soffiò vicinissimo
all’orecchio.
Bella sentì
il suo respiro caldo sfiorarle i capelli e un brivido di eccitazione, per
averlo così vicino, le serpeggiò lungo la spina dorsale.
Perché mi hai sfiorato tutto il braccio, prima di arrivare
alla pistola? Che cosa stai facendo, Edward?
Sentiva
chiaramente l’altra sua mano sul fianco. Calda, solida, intrigante. Le dita che
si allargavano piano, fino a sfiorarle l’ombelico. E il respiro di lui farsi
più profondo, come se si stesse colmando le narici dell’odore della sua pelle.
- Prova a
sparare, adesso… - mormorò lui ancora, avvicinandosi a lei un po’ di più.
Bella
deglutì.
Sparare? Mio Dio, come posso pensare a sparare, se non riesco
nemmeno a respirare?!
Il corpo di
Edward aderiva al suo praticamente dalle spalle in giù, ed era un contatto a
dir poco sconvolgente. Non erano mai
stati così vicini! Stava invadendo il suo spazio con una pervicacia che non
aveva mai avuto. Ma perché lo stava facendo?!
- Spara,
Isabella - la invitò più deciso,e lei sentì entrambe le sue mani larghe sui
fianchi, a sfiorarle il seno e l’ombelico contemporaneamente.
Impugnò
l’arma decisa, cercando di squarciare quel velo di nebbia nella sua mente
causato dalla sensualità di quella strana situazione. Si aggrappò con
prepotenza al consiglio di Edward e al suo orizzonte visivo si stagliò
solamente il bersaglio.
Soltanto
quello contava.
Voleva a
tutti costi fare centro.
Doveva, assolutamente!
Sparò
serrando i denti, poi chiuse gli occhi, non trovando il coraggio di guardare il
risultato del suo sforzo, e trattenne il respiro in attesa del responso.
- Brava! Visto
che così va molto meglio? - sussurrò Edward, con il sorriso nella voce, sempre
al suo orecchio.
E le baciò
la pelle sensibile dietro il collo, sulla nuca. Leggero, a fior di labbra,
evanescente come il battito di ali di una farfalla, ma pur sempre un bacio!
Non era un
sogno.
Non era una
sua fantasia.
Era reale e
vero, altrimenti come si spiegava che ora la sua pelle bruciasse come se fosse
ustionata?
A che gioco stai giocando con me, maledetto? Cos’è, un’altra
presa in giro, una tortura, un nuovo modo di infliggermi uno dei tuoi soliti
traumatici e deliranti voltafaccia? Perché sei così crudele con me, Edward?
Una lacrima
di rabbia lottò per sfuggirle dalle ciglia mentre un singhiozzo le saliva dal
petto, quando sentì le dita dell’uomo afferrarle i fianchi con più decisione e
i pollici allungarsi fino al seno. Il viso le affondò tra i capelli e il suo respiro
si riempì di lei.
- Edward… -
lo chiamò con voce spezzata.
- Sì? -
rispose lui roco.
- Che… che
cosa… stai… facendo? –
Non
riusciva quasi a parlare, ma doveva fargli quella domanda, prima di impazzire
del tutto!
Non le
rispose subito, lasciandola cuocere a fuoco lento nel braciere di una
spasmodica attesa. Le si avvicinò di nuovo all’orecchio strusciando il naso
sulla pelle tesa del collo e la tentò allusivo.
- Mi è solo
venuto in mente che avrei cose più interessanti da insegnarti… molto più
interessanti… se tu avessi voglia di impararle –
Il cuore le
si arrestò nel petto per poi cominciare a galoppare impazzito, minacciando di
sfondare la cassa toracica e uscire a farsi un giro.
Edward… vuole… insegnarmi a…? No! Non è vero. Sto impazzendo.
Il caldo mi sta dando alla testa e mi fa vedere ciò che non esiste…
La lingua
di lui interruppe i frenetici sfarfallii dei suoi neuroni surriscaldati,
cominciando a percorrerle la linea immaginaria che andava dall’orecchio alla
sua spalla. Una lingua umida, calda e maliziosa, che ogni tanto si alternava a
labbra morbide e altrettanto calde che le dispensavano teneri baci.
Dove passava
lasciava un formicolio sottopelle, dal quale poi si diramava un sentiero di
fuoco che arrivava dritto fino all’inguine, incendiando ogni cosa al suo
passaggio.
Mentre lui
stuzzicava la sua pelle delicata con la bocca, una delle sue mani aveva
cominciato a sfiorarle il seno, mentre l’altra vagava senza meta apparente
lungo il suo fianco.
Oddio, che tortura meravigliosa!
Solo un
impalpabile velo di stoffa separava il suo corpo dal tocco ardente della mano
virile di Edward. I capezzoli si inturgidirono all’istante, mentre il seno si
gonfiava e si tendeva alla ricerca di un contatto più deciso.
Quando con
i denti le diede un tenero morsetto sul collo, lei sussultò e d’istinto inarcò
la testa all’indietro, lasciandola cadere sulla spalla di lui.
Si lasciò
sfuggire un gemito dalle labbra quando sentì che, con un dito, scostava il
corpetto cercando la dolce protuberanza che tanto desiderava le sue attenzioni.
Arrivato
alla meta, Edward la stuzzicò con delicatezza, disegnandole, attorno
all’areola, dei cerchi concentrici che si chiudevano sempre di più, finché,
raggiunto il bersaglio, presero ad accarezzarlo con sensuale determinazione.
Il respiro
le si mozzò in gola e un fremito violento la scosse da cima a fondo. Vacillò
sulle gambe e lui la sostenne prontamente senza cedere di un millimetro.
Era così
solido, forte, caldo e la reggeva con la facilità con cui si regge un fuscello.
Si sentiva come creta tra le sue mani, in attesa di essere plasmata dal suo
Pigmalione.
Edward le
scostò le spalline e liberò entrambi i seni dall’inutile gabbia dell’indumento
intimo, frenando il suo gesto impulsivo pieno di pudore che mirava a coprirli.
- No…
lasciami fare! Non ti farò male… non adesso… - le sussurrò persuasivo, e lei
lasciò andare le braccia lungo i fianchi, abbandonandosi a lui e alle sue mani
sapienti.
Si accorse
solo in quel momento di avere ancora in mano la pistola e si affrettò a posarla
prima che succedesse un disastro. Edward mugolò soddisfatto a quel suo gesto
che sottolineava la sua resa totale, quindi rituffò la testa dorata sul suo
collo e si riempì entrambe le mani massaggiando pienamente i seni da dietro,
godendo della sensazione che quei capezzoli duri davano ai suoi palmi.
Li
manipolò, li massaggiò, li tormentò fino a che sentì palpabile l’eccitazione di
Isabella. In lei qualcosa si stava sciogliendo dentro, e quell’estasi liquida
stava confluendo verso il basso, bagnandola nel suo punto più segreto.
Certo di
come stessero le cose, Edward lasciò scivolare un mano fino ad insinuarla tra
le cosce della ragazza, invitandola ad allargarle. Con un gesto impaziente le
scostò le mutandine e cominciò ad accarezzarle abilmente le pieghe del sesso.
La sentì fradicia,
gonfia e tutta aperta per lui.
Bella si
morse le labbra per trattenere l’urlo che voleva proromperle dalla gola, quando
sentì un suo dito insinuarsi nella sua calda umidità e il turgore
dell’eccitazione di lui premerle contro le natiche.
Stava
impazzendo!
Edward le
allargò l’umida cavità e introdusse un altro dito, iniziando una danza sensuale
di dentro e fuori che la fece schizzare nel firmamento delle stelle.
- Non trattenerti…
urla pure se vuoi… - le suggerì roco.
Bella
scrollò la testa, cercando testardamente di fare resistenza a quell’esplosione
di sensazioni sconosciute, ma una spirale si stava snodando nel suo ventre. Una
spirale irresistibile che infine raggiunse il suo culmine e la costrinse a
gridare il suo piacere, mentre la sua tenera carne si contraeva intorno alle
dita del suo seduttore.
Dopo si
sentì come svuotata.
Meravigliosamente
svuotata.
Non si
concesse però di crogiolarsi a lungo in quella piacevole condizione, perché il
briciolo di razionalità nella sua mente, esigeva risposte immediate. Perché
Edward si stava comportando così? Che cosa era cambiato?
Sciogliendosi
con fermezza dall’abbraccio che ancora l’avvolgeva da dietro, ruotò su se
stessa fino a guardarlo in quegli occhi cristallini ed eccitati. Pretendeva la
verità. Ora. Subito!
- Perché? -
gli chiese risoluta, sforzandosi di ignorare la nota roca e sensuale che ancora
vibrava nella sua voce.
Edward per
un attimo vacillò davanti alla conturbante sensualità di quel seno morbido e
ancora eccitato che lei non tentava di coprire e che sembrava chiamarlo.
Cercando di mantenere il controllo di sé, soppesò con attenzione la domanda di
Bella. Il sesso era importante, e lui lo sapeva bene. Ma si era reso conto di
quanto fosse vuoto e insignificante se non lo si affiancava all’affiatamento
dell’anima. E come poteva raggiungere quella nuova dimensione se continuava a
nascondersi, a celarle i suoi veri sentimenti?
Quello era
il momento della verità e non si sarebbe tirato indietro ora che il suo cuore
scoppiava d’amore per lei.
- Perché ti
amo – disse con gli occhi persi nei suoi. - E ora sono finalmente pronto ad
ammetterlo, con tutto quello che ne consegue. Perché ho capito che era stupido
continuare a negarlo, quando ormai tutto il pianeta sa da una vita che è così. Perché
non ce la faccio più a starti lontano. Perché questa sera ero là fuori,
cercando di comportarmi da stupido come sempre e mi sono trovato a chiedermi
cosa ci facessi lì quando il mio cuore era qui, dove sei tu. Sono stanco di
fingere, Isabella, con gli altri e con me stesso. Sono stanco di fuggire da ciò
che provo. Ti voglio, e credo di avertelo appena dimostrato –
Isabella lo
aveva ascoltato in silenzio in quella tirata, alternando momenti di rossore e
pallore intensi, incapace di credere alle sue orecchie.
- Edward,
io… - balbettò, incapace di radunare le idee per mettere insieme una risposta
decente.
- Ssshhh… -
la bloccò Edward posandole un dito sulle labbra. - Lo so che mi ami… l’ho
sempre saputo… tu non mi devi provare niente, io sì, invece. E ho appena
cominciato a farlo nel solo modo che conosco. Vuoi lasciarmi continuare? - le
chiese dolcemente, lasciando che il desiderio che provava per lei traboccasse
finalmente libero e selvaggio dai suoi occhi ora neri per l’eccitazione.
Quello
sguardo!
Era carico
di quella stessa la luce che aveva intravisto prima, quando l’aveva scrutata
dalla testa ai piedi e lei non l’aveva riconosciuta.
La luce del
suo desiderio.
Un nodo le
serrò la gola, minacciando di soffocarla, mentre un velo di lacrime le rese gli
occhi brillanti come mai prima, trasformando le sue pupille in un manto di
caldo velluto color nocciola.
Gli rispose
nell’unico modo possibile: baciando il dito che ancora le sfiorava le labbra. Poi,
con la punta della lingua, si azzardò a toccarlo, saggiando il sapore della sua
pelle virile misto al suo stesso sapore.
Il volto di
Edward si impietrì, devastato da una fiammata potente di passione. Aveva avuto
il via libera che stava aspettando.
Senza
ulteriori indugi, la prese tra le braccia e cercò le sue labbra con prepotente
avidità, insinuandole la lingua in bocca per esplorarla minuziosamente.
Si era
ripromesso di essere delicato ma… a tutto c’era un limite, cazzo!
Mentre la
danza delle loro lingue procedeva ritmica e sensuale, la sollevò contro il suo
corpo duro, e lei gli si avvinghiò con le gambe alle reni, obbedendo all’istinto
primordiale delle femmine. Una frustata di eccitazione gli fece pulsare il
membro, rendendolo smanioso di raggiungere finalmente il contatto intimo che
anelava da tempo.
È presto, Edward! Devi prepararla adeguatamente. Lo sai che
per Bella è la prima volta!
E lui voleva
adorarla, baciarla ovunque e vezzeggiarla come il tesoro più prezioso del
mondo.
L’appoggiò
sul bordo del tavolo scostando, con gesto deciso della mano, la pistola che ora
era soltanto d’impiccio.
Lei arcuò
la schiena offrendo il seno nudo alla sua bocca avida e, senza farsi pregare,
chinò la testa avventandosi sul capezzolo duro, attirandolo tra le sue labbra
voraci e cominciando a succhiarlo con vigore. La mano destra si apriva enorme
sulla schiena di Bella per tenerla ferma e spingerla contro di lui mentre l’altra
si trastullava con l’altro seno, anch’esso bisognoso d’attenzione.
Isabella
cominciò ad ansimare e a mugolare, mentre con le dita gli artigliava la testa
per tenerlo stretto impedendogli di allontanarsi. Come se ce ne fosse bisogno!
Non si sarebbe mai staccato da quel Paradiso, nemmeno sotto minaccia di morte!
E quello
era solo l’inizio! Voleva scoprire tutti i punti che le davano maggior piacere
e farla uscire di senno per il godimento che voleva regalarle.
Ignorando
le sue proteste, si staccò dal seno il tempo necessario a strapparle via quella
striminzita camicia da notte: era la seta della sua pelle che voleva
assaporare, senza ostacoli tra di loro.
Quando fu
nuda, con solo il paio di slip a proteggerla dal suo sguardo, Isabella arrossì
violentemente ma questa volta non cercò di coprirsi, anzi… subì l’assalto del
suo sguardo rovente senza arretrare.
Edward si
concesse un lungo istante per rimirarla. Poi, con un gesto languido ed esperto,
le tolse anche l’ultima fragile barriera, scoprendo il folto boschetto di
riccioli bruni con un sorriso apertamente sensuale.
Bella
deglutì.
Ora sono totalmente nelle sue mani!,
pensò.
Edward si
avvicinò di nuovo posandole un bacio tenero sulle labbra, come a volerla tranquillizzare
scacciando via l’ansia che traspariva dal suo volto.
Piano
piano, tornò a respirare, sollevata della delicata attenzione che stava
mettendo in quei gesti. Non doveva aver paura. Edward avrebbe pensato a lei nel
migliore dei modi.
E infatti,
le labbra di lui scivolarono piano sulla pelle serica e morbida del suo collo,
superò le clavicole fino ad arrivare nuovamente ai seni, che coccolò ancora un
pochino. Intanto, le mani le accarezzavano le lunghe gambe tornite, sfiorando,
di quando in quando, lo scrigno caldo del suo sesso. Così velocemente che a
volte le sembrava che il suo tocco lo immaginasse soltanto. Non si soffermava
mai abbastanza per innescarle quel gorgo del piacere che l’aveva fatta
impazzire poco prima.
Mio Dio! Perché non si decide a entrare e a darmi sollievo?,
si disse mordendosi le labbra, conscia che Edward aveva in mente un piano
preciso e che non lo avrebbe modificato a nessun costo.
Lui era il
maestro e lei l’allieva e, che le piacesse o no, doveva adeguarsi al percorso
di studi che lui aveva stabilito.
Quella
bocca seducente e perversa cominciò a tracciarle un sentiero invisibile sul
ventre, si fermò a giocare con l’ombelico, mentre con la mano la invitava a
sdraiarsi sul tavolo. Lei cedette malleabile, dato che le braccia non
riuscivano più a sostenerla per l’eccitazione che la faceva tremare.
Chiuse gli
occhi, quando sentì la lingua di lui lambire l’inguine, scivolare lungo
l’interno della coscia, ardente e maliziosa senza però fermarsi dove si
aspettava. Proseguiva per ricoprirla di baci e carezze voluttuose: la carne
tenera dietro il ginocchio, il polpaccio sodo e affusolato, il piede… neanche
un centimetro di pelle sfuggiva alla minuziosa ed erotica esplorazione di
Edward.
Mugolò
quando le prese l’alluce tra le labbra e iniziò a succhiarlo: chi avrebbe mai
sospettato che un dito del piede potesse regalarle sensazioni così deliziose e
conturbanti!
Le succhiò
tutte le dita, una dopo l’altra, con esasperante lentezza. Poi, guardandola
negli occhi, le allargò le cosce lasciando scivolare le gambe sulle sue spalle,
si posizionò al centro e appoggiò le sue labbra ardenti sul punto più caldo del
suo corpo per succhiare anche quello.
E lei urlò,
squassata da un piacere così devastante e improvviso che temette di morire.
Leccava,
succhiava, titillava, accarezzava, usando labbra, lingua e mani in una
successione così rapida e stringente da innescare in lei la più selvaggia e
incontrollata delle reazioni. Frugava nella sua carne umida e rorida con una
frenesia crescente, insistendo quando sapeva di dover insistere, rallentando
quando era necessario per prolungare il suo godimento.
Durò
minuti… ore… giorni? Non aveva più cognizione del tempo.
Nessuna
piega restò inesplorata. Edward la leccò come se fosse il dolce più squisito al
mondo. Infine le insinuò la lingua dentro e mimò l’atto sessuale portandola
fino all’orlo, ma senza lasciarla rotolare giù dalla china.
Quando pensava
che sarebbe svenuta per quella esasperante attesa, lui prese il clitoride tra i
denti, lo risucchiò all’interno della bocca e cominciò a mungerla con vigore… e
non si fermò fino a che non la sentì venire sulla sua lingua in un orgasmo
devastante che la fece tremare a lungo.
Restò
sdraiata sul tavolo, ad occhi chiusi, esausta per quella esperienza. Soltanto
quando sentì le dita di Edward scostarle i capelli dalla fronte sudata, li
riaprì focalizzandoli faticosamente sul suo viso che la studiava con un
sorriso.
Lo guardò
lasciando scivolare gli occhi su di lui.
Imbarazzata
per la sua nudità, cercò subito di rialzarsi.
- Non è
giusto, tu sei ancora tutto vestito! - si lamentò con una vocina flebile.
Edward alzò
le spalle tranquillo.
- Tutto
qui? Rimediamo subito! –
Disinvolto,
si tolse la maglietta, liberando il torace ampio e possente ed esponendolo al
suo sguardo deliziato. Poi, con una sola mossa, si sfilò i jeans e gli slip,
restando orgogliosamente nudo davanti a lei, senza nessun pudore.
Bella rimase
abbagliata dalla sua virile bellezza. Era un perfetto connubio di muscoli,
eleganza e armonia. Il progetto più perfetto mai portato a termine dalla natura.
Ed era suo.
Tutto suo.
I suoi
occhi si soffermarono sulle spalle ampie e forti, i bicipiti potenti, il petto
perfettamente scolpito che confluiva armonicamente nei fianchi snelli e nelle
gambe lunghe e perfette.
E poi…
La sua
virilità.
Eretta,
maestosa, pulsante di vita e… decisamente enorme!
Istintivamente
Isabella deglutì, chiedendosi se veramente fosse in grado di accoglierlo tutto
dentro di sé.
- Sì che
puoi – l’anticipò Edward intuendo i suoi pensieri. - Sei fatta per questo,
tesoro. Io sono nato per amarti e tu per lasciarti amare da me… -
Pur
arrossendo violentemente, Bella non riusciva a staccare gli occhi da quella
meraviglia. Notò una stilla lucida di rugiada sulla punta carnosa, conseguenza
del suo sguardo insistente.
- Posso…
toccarti? - domandò.
Edward respirò
profondamente prima di rispondere.
- Certo che
puoi… devi… - replicò con voce grave
e soffocata.
Cazzo! Era
bastato il suo sguardo per farlo impazzire. Il suo tocco lo avrebbe ucciso… ma che
morte deliziosa e incredibile sarebbe stata! E quando la mano di Bella gli circondò
la pelle tesa e calda del sesso, ebbe un gemito doloroso.
Isabella si
ritrasse immediatamente, ma lui fu più rapido. La prese e la riportò su di sé.
- Non fermarti…
sto bene. È solo che… che mi ecciti da morire, Zucchero - le spiegò in un
ringhio sommesso.
Le guidò la
mano nell’esplorazione di sé, facendole prendere confidenza con la sua verga
con un lento movimento dal basso verso l’alto e viceversa.
Il viso di Edward
si contrasse in una smorfia e la lasciò proseguire da sola. Sotto le sue dita
lo sentiva liscio, morbido, vellutato e, al contempo, duro, caldo e resistente,
come se, al suo interno, ci fosse un’anima d’acciaio.
Dalla
fessura del glande, uscì ancora la sua rugiada e Isabella la raccolse con le
dita portandola alle labbra, assaggiando il suo sapore muschiato, speziato, per
nulla sgradevole.
Edward rantolò
osservandola in quel suo gesto così erotico. Si contrasse come se avesse
raggiunto il limite, l’afferrò per i polsi e la sospinse di nuovo sul tavolo.
- Adesso
basta giocare. Si fa sul serio! - ruggì tra i denti esasperato.
Il cuore di
Isabella le schizzò nel petto, conscia del fatto che finalmente lo avrebbe
avuto dentro di sé!
- Sei
pronta? - le domandò rapido.
Era una
vita che era pronta per lui. Come poteva credere che gli avrebbe detto di no?
Le allargò
le gambe e le accarezzò il sesso con tutto il palmo della mano per accertarsi
che fosse abbastanza bagnata per accoglierlo. L’afferrò per i fianchi e
l’attirò a sé per permettere alla punta del suo cazzo di posizionarsi al suo
ingresso.
- Aggrappati
a me, sarà più facile. Ti farò male… non posso evitarlo del tutto ma… passerà
presto, credimi - la istruì con l’ultimo sprazzo di lucidità che ancora aveva,
imponendosi di ricordare con chi avesse a che fare.
Lei non era
una delle donne con cui passava il suo tempo.
Lei era Isabella.
La sua
Isabella.
La donna
della sua vita.
Ed era
vergine!
Doveva
mantenere i nervi saldi se non voleva traumatizzarla. Ed era così difficile
farlo mentre le scivolava dentro, centimetro dopo centimetro, e sentiva il
velluto e la morbidezza delle pareti di quella carne che si chiudeva intorno a
lui.
Era così
stretta, calda e ricettiva… un nido soffice e accogliente che lo attirava al
suo interno con un richiamo irresistibile, un richiamo che nessun uomo degno di
questo nome avrebbe potuto ignorare.
Continuò ad
avanzare, piano, stringendo i denti per controllarsi e non lasciarsi andare a
un affondo totale.
- Stai
bene? - le chiese con voce spezzata, la fronte imperlata di sudore.
- Sì… - gemette.
Il suo
istinto la portò a fidarsi completamente di lui. Aprì le gambe ancora di più,
alzando le ginocchia e consentendogli un miglior accesso. Ed Edward approvò la
sua iniziativa sottolineandola con un mugolio basso.
E spinse.
Spinse fino
ad incontrare la fragile barriera della sua verginità. Non era mai stato con
una vergine e si chiese se fosse meglio un colpo rapido e deciso o qualcosa di
più lento e delicato.
Ma lei
decise per entrambi, quando si inarcò contro di lui costringendolo ad affondare
penetrandola fino in fondo e causandole quel dolore che avrebbe voluto poter
evitare.
Si bloccò,
il tempo necessario che lei si abituasse alla dura invasione della sua carne e
restò in mobile in lei fino a che si allungò per cingerlo al collo e tirarlo
giù, sul suo corpo.
Incatenando
gli occhi ai suoi, si sfilò da lei, lento, e poi rientrò con più facilità
continuando in quel dondolio delizioso, dentro fuori, affondando ogni volta
sempre di più, colmandola fin nel profondo, ma senza accelerare. Voleva che
l’eccitazione le crescesse dentro piano piano, che il bisogno di averlo
scaturisse dal suo profondo, che sentisse come potesse colmarla di piacere,
quel piacere che si poteva donare solo in un modo…
E, quando
sentì il respiro di Isabella frantumarsi e accelerare, capì di esserci
riuscito.
Le prese un
ginocchio e lo sollevò sopra le reni, insegnandole la posizione che gli consentiva
di penetrarla totalmente. Questa volta le diede una stoccata più dura, strappandole
un gemito di piacere.
Un affondo.
Un altro.
Un altro ancora.
La vagina
di lei si contrasse intorno al suo membro, docile e selvaggia al tempo stesso.
Aaaahh! Era
meravigliosa, dolce e sensuale come nessun’altra.
Era fatta
per essere sua!
Sua
soltanto.
Con l’affondo
successivo quasi la inchiodò alla tavola e Isabella urlò per la sorpresa.
Le sorrise
e poi cominciò a cavalcarla con potenza e vigore, con tutto l’ardore che aveva
trattenuto per tanti anni senza sfogarlo veramente.
Fu travolto
totalmente dall’intensità di ciò che provava nel trovarsi unito a lei non solo
nel corpo ma anche nell’anima. E non aveva mai provato quella sensazione e mai
avrebbe creduto che potesse essere così.
I gemiti di
Bella facevano da contraltare a ogni suo colpo, sempre più acuti man mano che
l’orgasmo si avvicinava implacabile.
Quando
sentì i suoi muscoli interni contrarsi convulsamente, capì che era arrivata al
culmine e l’avrebbe seguita a ruota.
Le diede il
tempo di esplodere nel piacere e poi, prima che fosse troppo tardi, si ritrasse
lasciando che i getti caldi, lunghi e violenti del suo orgasmo le marchiassero
il ventre e i seni. In assenza di un preservativo, era il massimo che poteva
concedersi, anche se gli dispiaceva. Era davvero troppo presto per poter
pensare a marmocchi con i capelli scuri e gli occhi verdi!
Una volta
placatosi, crollò su di lei e l’abbracciò con tenerezza.
Era magnifica
e sua.
Finalmente
sua.
- È sempre così?
- mormorò Isabella.
Edward le
baciò la fronte, scosse la testa.
- No… solo
per i più fortunati – le rispose scherzoso.
Lei
ridacchiò, poi gli allacciò le braccia al collo con una mossa sensuale.
- Mmmhhh,
credo che noi siamo molto fortunati… -
- Concordo
- replicò roco strofinandole il naso sul collo.
Bella si
sentiva benissimo. Aveva la sensazione che la testa fluttuasse nella
stratosfera su una nuvola impalpabile, che tutte le membra fossero snodate e
liquide, che…
- Edward…
ma cosa… –
Mentre lei
stava fantasticando e analizzando la sua beatitudine, lui l’aveva fatta girare
ed era scivolato giù, a mordicchiarle il sedere roseo e sodo.
- Mi gusto
le due pesche più deliziose che abbia mai avuto tra le mani… - le spiegò
malizioso.
Così la
voleva: sotto di lui. In ogni modo possibile!
E la
sollevò per i fianchi, facendole capire quale posizione dovesse assumere per
lui. Riprese a leccarla piano.
Isabella
gemette, travolta da una nuova marea di eccitazione.
Lui giocò
con i morbidi ricci del suo pube, le inserì dentro due dita con sconcertante
sicurezza, esplorandole l’interno per accertarsi che non avesse strascichi del
dolore che le aveva provocato.
Isabella
rispose al suo tocco gemendo e mugolando, e le sue dita si mossero più veloci e
prepotenti dentro di lei.
Con l’altra
mano le sollevò di più il sedere e cominciò a leccarla da dietro. E l’urlo di
Isabella esplose come un razzo accecante sparato nel buio che si tramutò nella
storpiatura del nome di lui, quando sentì il corpo marmoreo di Edward posizionarsi
alle sue spalle ed entrarle dentro, duro e potente.
L’erotismo
di quel possesso la lasciò senza fiato. Aprì la bocca in cerca di aria mentre Edward
cominciava a pomparle dentro implacabile. C’era qualcosa in quella posizione
che rendeva il sesso ancora più coinvolgente. Riusciva a penetrarla più a fondo
e le toccava un punto deliziosamente sensibile che le causava vertigini di
voluttà impressionanti.
Si voltò a
guardarlo, e lo spettacolo del modo in cui la stava montando, le scatenò
l’orgasmo. Inarcò la testa all’indietro, la bocca tumida semiaperta lasciò
uscire il suono rauco del nome di Edward misto al grido di piacere.
A quella
vista, anche lui esplose. Uscì veloce da lei e riversò il suo seme nell’incavo
delle reni e tra le scapole della ragazza.
Maledizione!
Doveva ricordarsi di mettere dei preservativi anche laggiù, al poligono.
La sollevò
di peso, prendendola in braccio e la condusse al piccolo bagno di servizio. La
lavò con cura, ripulendo la sua pelle dagli umori del suo orgasmo. Poi, con
altrettanta dedizione, l’asciugò delicatamente. La prese di nuovo tra le
braccia e l’adagiò sul divano. Le si sdraiò accanto, allacciandola in un
abbraccio intimo. Gli piaceva quella sensazione di averla addosso nella calma
dopo la tempesta. Non si era mai concesso di viverla, con nessun’altra donna,
perché era solo Isabella quella che voleva avere vicino, che poteva penetrare
le paure del suo animo ferito e stanco, privato di ogni forma di amore prima di
lei.
E ora che
finalmente Bella era totalmente sua non avrebbe permesso a nessuno di
avvicinarla, specialmente a Jacob.
- Credo che
ora tu possa smettere di prendere lezioni da quei due - esordì con un tono di
voce brusco e perentorio più di quanto avesse voluto.
Bella ridacchiò,
pensando che scherzasse.
- Dici?
Dipende… almeno loro mi insegnano veramente a sparare. Tu fai tutt’altro, mi
pare! -
Le morse
una spalla.
- Ti
insegnerò anche quello, e se proprio vuoi, ti posso permettere di andare da
Emmett. E basta! –
- Parli sul
serio? Ma perché? Che cosa ti dà fastidio se Jacob mi aiuta? Lo fa molto bene…
è un professionista e… -
La faccia
di Edward diventò decisamente arcigna.
- Infatti…
- ringhiò. - Ho visto com’è andata l’ultima volta che ti ha insegnato qualcosa
in questo stesso poligono… -
Bella corrugò
la fronte, cercando di ricordare cosa potesse aver così irritato Edward.
Dunque. L’unica
volta che era stata lì con Jacob era stata quella in cui l’aveva sorpresa ad
allenarsi maldestramente a sparare… e si era offerto di aiutarla. Piazzandosi alle
sue spalle, come Edward poco prima, l’aveva circondata aderendo a lei con tutto
il suo corpo, tenendo le braccia tese a guidare quelle di lei verso il
bersaglio.
Ed Edward
aveva visto tutto!
- Eri
turbata dalla sua vicinanza, non negarlo –
L’accusa
era palese nel ghiaccio della sua voce e sentì contrarsi i muscoli stretti
contro di lei.
Caspita!
Era geloso! Edward era geloso di lei!
Bella nascose
un sorriso trionfante e socchiuse le palpebre, sbirciandolo tra le ciglia.
- Beh!
Jacob è decisamente un bel tipo… -
Le tappò la
bocca con una mano. L’espressione del suo viso era pari a quella di Otello,
tanto la sua gelosia bruciava.
- Attenta a
quello che dici. Ho ucciso per molto meno! - la minacciò ruvido. – Dopo quella
volta, avete cominciato ad uscire insieme… vi ho… visto… e lui era perdutamente
innamorato di te… -
Isabella si
liberò dalla mano con suprema noncuranza. Il Moro di Venezia aveva ucciso la
sua Desdemona, ma lei non aveva paura di Edward. Non le avrebbe mai fatto del
male anche se preda della più feroce gelosia.
- Come
stavo dicendo prima di essere interrotta… - si leccò le labbra con intenzione,
quasi a ripercorrere il suo tocco sulla bocca - Jacob è decisamente
affascinante. Qualsiasi donna resterebbe turbata nel sentirlo così vicino… ma non è te - concluse con un sorriso
malizioso, che si trasformò in una risata quando lui la guardò truce.
- Sei una
piccola peste, sai? Per un attimo ho avuto paura… -
A Edward
non era mai piaciuto il legame che alla fine era nato tra loro. Una parte di
lui sapeva che erano solo amici e che non l’avrebbero mai tradito, ma un’altra
parte… quella più sospettosa, diffidente e cinica… gli diceva che a questo
mondo non ci si può fidare di nessuno, nemmeno del proprio migliore amico, e
che quando un uomo aveva amato come Jacob aveva amato Bella, tutto era
possibile.
Adesso Jake
era apparentemente felice con Renesmee, ed Edward gli era abbastanza amico da
essere felice per lui, ma non avrebbe mai abbassato la guardia perché nulla gli
toglieva dalla testa che una parte del suo cuore appartenesse ancora a Bella!
Una carezza
leggera tra i suoi capelli lo distrasse dalle sue fosche valutazioni. Bella lo
tirò a sé con quella nuova sicurezza che lo incantò.
- Non c’è
nulla di cui aver paura, Edward. Io sono tua. Sono sempre stata totalmente tua.
Amo solo te e non hai nessun motivo di essere geloso -
- Geloso,
io?! - protestò con foga. - Non sono affatto geloso, è solo che… -
L’occhiata
scettica di lei lo costrinse a chiudere la bocca e a piantarla di affannarsi per
difendere l’indifendibile. La sua gelosia verso la ragazza era il segreto
peggio custodito dopo il suo amore per lei!
Sospirò
alzando le spalle, conscio del fatto che ora si era consegnato totalmente a
lei, legato mani e piedi.
- Bravo,
così mi piaci. Ora basta parlare di Jacob e baciami, piuttosto. Le mie labbra
soffrono di solitudine e… -
Con un
leggero ringhio, lieto di riprendere il comando della situazione in un campo
che conosceva molto bene, le chiuse la bocca con un bacio così rapace e avido
che trascorsero parecchi minuti prima che Isabella riuscisse a riemergerne,
scombussolata e ansimante. Con il viso arrossato gli si accoccolò contro il
petto facendo le fusa come una gatta.
Edward si
beò di quella sensazione di pelle contro pelle. Il suo corpo morbido di donna
era fatto apposta per incunearsi contro quello solido e duro di lui, e
viceversa.
- Senti,
Edward, pensi che riuscirò mai a fare l’one hole shot? – domandò ad un tratto
Bella.
- Certo.
Con me come maestro puoi riuscire a fare qualunque cosa. Non è così difficile, è
tutta questione di esercizio - rispose lui, continuando ad accarezzarle il seno.
– E comunque, anche se non ci riuscissi con la pistola, ci sono molti modi per
fare centro… -
Lei lo
guardò senza ben comprendere a cosa lui si riferisse.
- Lascia
che ti mostri meglio quello che voglio dire… - mormorò Edward avvolgendola in
uno sguardo predatorio.
- Ma
Edward, non puoi voler ancora… -
- Tesoro,
non penserai che sia tutto qui quello che so fare? Questo era solo l’antipasto!
E visto che, come allieva, in questo campo hai anni e anni da recuperare, penso
tu abbia bisogno di molto esercizio e di tante lezioni di recupero... oh sììììì…
tantissime lezioni di recupero… - concluse con uno scintillio diabolico negli
occhi trasparenti.
Così dicendo
la schiacciò di nuovo col suo peso e la baciò, deciso a sperimentare anche
tutte le possibilità del divano, dopo quelle del tavolo.
Bella,
ripetente felice, obbedì agli ordini del suo maestro, e mai allieva fu più
collaborativa e diligente con il suo insegnante…

Bellissima! Mi hai trasportata in quel fresco poligono dove il caldo è tornato appena Edward si è deciso ad aprire il suo cuore a Bella... amo quando gli uomini aprono in quel modo il loro cuore, molto più divertente ed eccitante che mazzi di fiori e sguardi rubati! Adoro questi Edward e Bella e sarebbe bellissimo leggere il pre con il bacio dato attraverso il vetro... e leggere anche un seguito oltre la zona poligono!!! Incrocio le dita e spero che succeda! Un abbraccio e grazie per questa bellissima storia!
RispondiEliminaChe dire ....
RispondiEliminaVado a fare la doccia anch'io.
Molto ma molto eccitante.
Storia che ho letteralmente divorato!e la trama mi ha ricordato un anime giapponese city hunter!comunque ben scritta e molto passionale
RispondiEliminaSanta Pupazza, qué calòr!!! Mi è piaciuta davvero molto: ottimamente scritta, molto sensuale, con un crescendo ben concepito. Le resistenze e le remore di entrambi cadono a poco a poco, come in un lento strip tease, bruciate dal divampare della passione. Brava, veramente!
RispondiElimina“Caldo, troppo caldo!”
RispondiEliminaPerò!! Finora per me i killer e i giustizieri avevano la faccia sfatta da cane arrabbiato di Charles Bronson, ora completamente soppiantata da quella del caldo Edward di questa shot.
Scritta benissimo e molto coinvolgente, mi ha fatto sentire un caldo improvviso anche in questa grigia giornata di metà novembre.
Molto bello il momento di presa di coscienza di Edward (davanti al bar malfamato) dei suoi veri sentimenti e della conseguente decisione di confessare il suo amore a Isabella. Si arrende al sentimento dopo avere sempre rinunciato per una sorta di rispetto cieco, e quasi obbligato, all’amico morto in azione. Io credo che Riley gli abbia consapevolmente affidato la cura della sorella minore, sapendo quanto avessero bisogno l’uno dell’altra dopo la sua scomparsa.
Brava, amica autrice, la scena di sesso è una figata pazzesca, carnale e nello stesso tempo piena d’amore. Da far venire i brividi e i sudori contemporaneamente!!
Wow! Aspè che mi devo riprendere...
RispondiElimina...
Ok, la storia mi è piaciuta un sacco, scritta molto bene e ricca di descrizioni. La scena hot è... caspita! Davvero parecchio hot!
Mi è piaciuto molto come il nostro Edward abbia preso finalmente coscienza di quello che prova per Bella e abbia deciso di lasciarsi andare. Davvero complimenti.
Grazie per averla condivisa con noi
1 punto
RispondiEliminaUuuuhhh! Pigmalione e Otello! Qui c'è una cultura di stampo classicoooo! He he. Bellissima, scritta benissimo e coinvolgente. Edward giustiziere con la glock mi fa sangue. È bella perché ha il passo di una long (pensaci perché gli ingredienti ci sono tutti: un passato sofferto, un presente pericoloso, un futuro che può essere tutto), le descrizioni sono precise e ben articolate e la scena hot è molto accurata e si vede che hai letto roba erotica buona e ne hai fatto un uso personale (bravissima, non è facile). Il mio complimento va soprattutto al fatto che comunque hai saputo spiegare perché di un sentimento profondo come l'amore, quando io non ci riesco mai. Sei stata super!
RispondiElimina-Sparv-
1 punto
RispondiElimina1 punto
RispondiElimina1 punto da parte di Vanessa Nacci che non riesce ad accedere a internet
RispondiElimina